Un’altra critica alle conclusioni apocalittiche dell’IPCC

Quando ha pubblicato il suo ultimo studio lo scorso agosto, l’Intergovernmental Panel on Climate Change ha scatenato l’ennesima ondata di allarmismi nei mass media sul presunto pericolo delle emissioni di CO2 per il pianeta. La maggior parte dei commentatori, tuttavia, aveva letto solo il Summary for Policy Makers (il sunto per i politici). Da allora, CLINTEL (il gruppo di Climate Intelligence iniziato e diretto da Guus Berkhout, composto da circa 100 scienziati, ingegneri e professionisti) ha eseguito una disamina del rapporto completo e trovato numerose discrepanze tra le due versioni, tali da bastare per contestare le azioni proposte.
In una lettera al presidente dell’IPCC, Hoesung Lee, Guus Berkhout (foto) e Jim O’Brien mettono in evidenza sei aree in cui viene presentata una presunta visione scientifica, in realtà errata. In primo luogo, affermano che “Non è ‘inequivocabile’ che sia stata solo l’attività umana a riscaldare il pianeta; il modesto riscaldamento osservato di ~1°C dal 1850-1900 è avvenuto attraverso una combinazione ancora irrisolta di influenze antropogeniche e naturali.”
In secondo luogo, il nuovo grafico a “mazza da hockey” è “un miscuglio di indicatori disparati nel corso degli ultimi 2.000 anni” che non riconoscono le ben stabilite variabilità di temperatura durante quel periodo. Le altre discrepanze delineate nella lettera riguardano l’incidenza dei cosiddetti eventi “meteo estremi” (nessuna tendenza statisticamente significativa in molte categorie del rapporto), così come gli sviluppi sia nella criosfera che negli oceani (praticamente nessuna tendenza nel ghiaccio marino artico, e solo un “modesto aumento” del livello medio globale del mare entro il 2100), e infine, denunciano che il “probabile aumento della temperatura globale” non indica una “crisi climatica”.
Di conseguenza, “concludiamo purtroppo che l’SPM stia erroneamente indicando una ‘crisi climatica’ che in realtà non esiste. L’SPM viene usato in modo inappropriato per giustificare drastici cambiamenti sociali, economici e umani attraverso una severa mitigazione, mentre sarebbe molto più appropriato un prudente adattamento a qualsiasi modesto cambiamento climatico si verifichi nei decenni a venire. Data la grandezza delle implicazioni politiche proposte, l’SPM deve aderire ai più alti standard scientifici e dimostrare un’impeccabile integrità scientifica all’interno dell’IPCC…”
I tre scienziati sottolineano anche che l’SPM “non riesce ad evidenziare gli impatti positivi di un leggero aumento dei livelli di CO2 e del riscaldamento sull’agricoltura, la silvicoltura e la vita umana sulla terra.” La dichiarazione completa è disponibile su https://clintel.org.
Solo poche settimane fa, lo Schiller Institute e CLINTEL hanno pubblicato una dichiarazione congiunta intitolata “Il pericolo per l’umanità non è il clima, ma la tolleranza di una politica subdola che usa il clima per distruggerci!”. Essa confuta le premesse scientifiche ed economiche alla base della bufala del cambiamento climatico antropocentrico e dei vari “Green Deal” promossi da un’oligarchia finanziaria internazionale e dai suoi seguaci. Invitiamo i nostri lettori a far circolare questa dichiarazione il più ampiamente possibile.