Una pericolosa provocazione rischia di impedire il dialogo con l’Iran

Gli attacchi a due petroliere nel Golfo di Oman vicino allo stretto di Hormuz il 13 giugno, seguìti dagli attacchi contro quattro petroliere il 14 maggio, portano le impronte di una provocazione militare e di intelligence destinata a provocare una crisi e dare la colpa all’Iran. Forze navali britanniche, americane, saudite e degli emirati sono state dispiegate nell’area e sono capaci di mettere in scena una provocazione simile contro la Repubblica Islamica, che è stata privata delle vendite di petrolio. I leader iraniani e la Guardia Rivoluzionaria hanno minacciato che, in caso di embargo totale delle esportazioni di petrolio, a nessun altro verrà concesso di esportare petrolio dalla regione. Questa viene citata da ambienti neo-conservatori come una dichiarazione di intenti di attaccare le petroliere di altri Paesi.

Tuttavia, sembra che il Presidente Trump, fino a pochi minuti prima degli attacchi, avesse in mente qualcosa di diverso da una guerra. In effetti, il suo alleato, il Premier giapponese Shinzo Abe (nella foto con Putin), che aveva giocato a golf con Trump solo una settimana prima, si stava preparando proprio quella mattina del 13 giugno in cui si sono verificati gli attacchi a due petroliere, una delle quali giapponese, a incontrare la Guida Suprema iraniana Ayatollah Khamenei a Teheran per portargli un messaggio conciliatorio da Trump. Il tempismo degli attacchi indica chiaramente che si trattava di una provocazione.

Nel giro di poche ore il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha tenuto una conferenza per la stampa per afferma che è “valutazione del governo americano” che l’Iran sia responsabile degli attacchi. Questo, prima che venisse condotta un’inchiesta e mentre i marinai delle navi erano appena stati evacuati dalle petroliere. Il funzionario e veterano di intelligence, il colonnello in congedo Pat Lang, ha risposto a questa affermazione nel suo blog “Sic Semper Tyrannis” col titolo “Una valutazione del governo americano, non una valutazione di intelligence?”. Dopo l’imbroglio della “valutazione del governo” sul presunto attacco chimico dell’esercito siriano a Ghuta nel 2013, si chiede “quante agenzie della comunità di intelligence americana” abbiano contribuito a tale giudizio.

In effetti, così come non aveva alcun senso che il Presidente siriano Assad colpisse “col gas donne e bambini” a Ghuta mentre il mondo stava a guardare, anche Teheran non ha alcun interesse nel dimostrare al mondo (attaccando delle petroliere) che i neo-conservatori, Israele e i sauditi avevano ragione con le loro accuse sulla natura bellicosa e terrorista dell’Iran.