Un appello per sbloccare i fondi del popolo afgano

Oggi e nei prossimi giorni, noi, cittadini informati del mondo e patrioti delle nostre nazioni, scenderemo in piazza a Washington, Berlino, Lima, Parigi, Roma, Buenos Aires, Copenaghen, Madrid, Stoccolma, Bruxelles e in molte altre città del mondo, per denunciare un crimine.

Il 15 agosto, dopo quattro decenni di interventi stranieri, un nuovo governo ha preso il potere in Afghanistan. Pur avendo orientamenti che non necessariamente approviamo, il nuovo governo ha espresso la sua volontà di affrontare le sfide umanitarie immediate, sradicare la produzione di oppio, ricostruire il sistema sanitario dell’Afghanistan e costruire le infrastrutture di base necessarie per avviare il commercio e lo sviluppo. Come hanno ben compreso Pakistan, India, Cina, Russia, Turkmenistan, Iran e altri, è nell’interesse di tutti consentire al nuovo governo di stabilizzare la situazione stabilendo normali rapporti internazionali. Ma è necessario fare di più: senza un minimo contributo straniero, l’Afghanistan fallirà nell’affrontare una crisi alimentare e sanitaria mortale che è iniziata molto prima del 14 agosto.



Quindi, è scandaloso che nei giorni successivi alla presa di potere dei talebani, la Casa Bianca abbia annunciato che tutti i beni della banca centrale dell’Afghanistan detenuti negli Stati Uniti non sarebbero stati restituiti al nuovo governo afgano:
– La Federal Reserve degli Stati Uniti si rifiuta di sbloccare i 9,5 miliardi di dollari di beni della Banca Centrale dell’Afghanistan, 7 miliardi dei quali sono detenuti dalla Fed di New York. Circa 1,3 miliardi di dollari sono detenuti in conti internazionali, di cui una parte in euro e sterline britanniche, mentre il resto è detenuto dalla Banca dei Regolamenti Internazionali con sede in Svizzera. Di conseguenza, l’Afghanistan può accedere solo allo 0,1-0,2 % delle sue riserve totali!



– Il Fondo Monetario Internazionale ha sospeso tutti i finanziamenti per “mancanza di chiarezza nella comunità internazionale” sul riconoscimento del nuovo governo. 370 milioni di dollari che dovevano essere sbloccati il 23 agosto sono stati trattenuti ed è stato bloccato anche l’accesso alle riserve del FMI in diritti speciali di prelievo (DSP), che possono essere convertiti in denaro dal governo.
– La Banca Mondiale (come denunciato da una petizione di Code Pink) ha rifiutato di sbloccare circa 440 milioni di dollari, in particolare i fondi necessari per pagare gli insegnanti afgani e gli operatori sanitari. Quindi, mentre c’è un grande clamore sui “diritti delle donne”, 13.000 operatrici sanitarie, tra cui medici, ostetriche, infermiere, vaccinatrici e altro personale femminile, non vengono pagate dal Fondo fiduciario per la ricostruzione dell’Afghanistan (ARTF) della Banca Mondiale.

Il 29 febbraio 2020, i talebani e il governo degli Stati Uniti hanno firmato un accordo. La parte III di tale accordo stabilisce che: “Gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell’Afghanistan si impegnano a continuare rapporti positivi, compresa la cooperazione economica per la ricostruzione…. Gli Stati Uniti si asterranno dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Afghanistan o dall’intervenire nei suoi affari interni”.

Oggi, se gli Stati Uniti vogliono riconquistare il rispetto e la stima, devono tener fede ai propri impegni, soprattutto quando sono in gioco milioni di vite umane, sia femminili che maschili, come nel caso dell’Afghanistan a causa di una crisi alimentare e sanitaria di dimensioni apocalittiche. Due afgani su cinque, molti dei quali bambini, patiscono la fame.

Pertanto, noi sottoscritti chiediamo al presidente Joe Biden di agire nello spirito dell’accordo di Doha 2020, firmato dagli Stati Uniti, e di revocare tutte le sanzioni inutili contro l’Afghanistan, compreso l’uso di pretesti per impedire che riprenda il controllo sui beni della propria banca centrale e il suo normale accesso ai mercati finanziari internazionali. E’ urgente agire adesso!

Nella foto la conferenza dello Schiller Institute danese che si terrà oggi alle 13 sulla “pace attraverso lo sviluppo”