Un altro “successo” per gli Eurocrati: la Grecia non riesce a uscire dalla trappola del debito

L’Ufficio Parlamentare del Bilancio in Grecia ha pubblicato il 16 marzo un rapporto dal titolo “La trappola del debito”, in cui si afferma che l’enorme fardello del debito del Paese è insostenibile e va ridotto significativamente se si vuole la crescita.

Il rapporto fa notare che benché la Grecia sia riuscita a ridurre il deficit fiscale, è già al settimo anno di recessione:

* Il PIL è diminuito

di quasi il 25%

* Il debito è ormai il 175% del PIL

* gli investimenti sono diminuiti significativamente, in particolare l’accesso delle imprese ai fondi

* gli investimenti pubblici sono diminuiti di quasi il 50% e quelli privati del 70%

* i risparmi sono diminuiti del 50%.

Seguendo il piano sul Coinvolgimento del Settore Pubblico del 2012, le banche greche, ma non i detentori stranieri di titoli di stato, sono state costrette ad accettare una sforbiciata sui titoli di stato, che ha portato a perdite di quasi 50 miliardi di Euro, e sono state ricapitalizzate ben tre volte. Il collasso dell’economia ha lasciato il sistema bancario con oltre 100 miliardi di Euro di prestiti in sofferenza, mettendolo nella posizione in cui non può più estendere credito all’economia ed è diventato solo un “meccanismo con cui il governo raccoglie le tasse”, stando al rapporto.

Quindi, il debito va ridotto sensibilmente per sfuggire a questo circolo vizioso, in cui i prestiti vengono ripagati con nuovi prestiti.

Il crollo dei livelli di vita a causa di questo debito illegittimo viene confermato anche dal rapporto annuale dell’Istituto sul Lavoro (INE) della Confederazione Generale dei Lavoratori Greci (GSEE). Lo studio ha rilevato che il 51,6% dei lavoratori nel settore privato guadagna meno di 800 Euro al mese netti, di cui il 15,2% guadagna meno di 499 Euro e il 36,4% tra i 500 ed i 799 Euro. Un altro 46%, stando ai dati forniti, guadagna tra gli 800 e i 1.299 Euro e solo il 6,7% sopra i 1.300.

Nel settore pubblico non va molto meglio: l’11% guadagna meno di 800 Euro al mese, e solo il 15% più di 1.300 Euro. Questo significa che solo il 22% della forza lavoro porta a casa più di 1.300 Euro al mese. In Germania il salario mensile medio è di 2.100 Euro.

Il rapporto dice anche che la disoccupazione reale è del 29,65% (ufficialmente il 23%), con il 68,1% dei disoccupati sulla soglia della povertà. Inoltre il precariato è aumentato del 21% nel 2009.

Queste sono le conseguenze della “cura da cavallo” imposta dalla Troika (BCE, Fondo Monetario Internazionale e UE, nella foto il razzista Djesselbloem, di cui sono state chieste le dimissioni dopo le sue sparate contro i paesi del Sud Europa).