Ucraina: il presidente Zelenskyj è guidato da Londra?

L’aumento delle tensioni attorno all’Ucraina è ancora più pericoloso per via della confusione creatasi. Gli avvenimenti che si sono susseguiti costituiscono infatti un vero e proprio teatrino delle ombre. Volodymyr Zelenskyj, l’attore comico divenuto presidente, cede sempre più allre pressioni dell’opposizione russofoba, pur essendo stato eletto per arrivare alla distensione con la Russia. Si trova costretto ad un nuovo ruolo, quello di una marionetta suicida i cui fili sono tenuti da marionettisti anglo-americani.
Tra questi padrini annoveriamo sicuramente la NATO e l’amministrazione americana. Come abbiamo ricordato in passato, Joe Biden e Victoria Nuland (che è ora tornata al Dipartimento di Stato) furono i principali istigatori del golpe del 2014, un colpo di stato che permise alle fazioni neofasciste e neonaziste di accedere al potere di Kiev, cioè al Governo, al Parlamento e al comando dell’esercito ucraino.

Zelenskyj e l’MI-6

Nel frattempo, i russi hanno puntato l’indice sul fatto che i servizi segreti britannici, in particolare l’MI-6, sono fortemente coinvolti nel recente cambiamento di atteggiamento, in senso bellicoso, di Zelenskyj.

Occorre infatti sottolineare che nel momento in cui l’amministrazione Biden sembrava retrocedere rispetto alla scalata di tensione, annunciando l’annullamento del dispiegamento di due navi da guerra nel Mar Nero, il Ministro britannico della Difesa ha deciso il 18 aprile di inviarne due proprie, a fianco della portaerei Queen Elizabeth, già scortata da incursori. Qualche giorno prima, il periodico The Mirror riferiva (https://www.mirror.co.uk/news/world-news/british-forces-monitoring-russias-huge-23895226) dell’arrivo in Ucraina di un’unità militare britannica specializzata e del dispiegamento nella regione di alcune unità di comunicazione specializzate, del corpo detto Royal Signals.

La scorsa settimana il canale televisivo Rossiya1 ha accusato i servizi segreti britannici di essere «conniventi con l’Ucraina per scatenare una guerra sanguinaria in Europa». Secondo l’esperto Sergei Kurginyan, l’MI-6, in particolare nella persona del suo capo Richard Moore, è diventato «una forza dominante in Ucraina». «Lo scenario di un Zelenskyj favorevole alla guerra proviene direttamente da Richard Moore dell’MI-6. I servizi segreti russi ne sono perfettamente consapevoli», scrive il giornalista Pepe Escobar (http://thesaker.is/so-who-wants-a-hot-war/).

Lo scorso ottobre, durante la sua visita a Londra, Zelenskyj ebbe uno scambio di pareri con Richard Moore sugli «aiuti e protezione della nostra sovranità e della nostra integrità territoriale”, come ebbe ad ammettere il presidente ucraino. Al suo ritorno all’Inghilterra, decise una serie di misure, delle quali alcune riguardano l’assistenza militare degli angloamericani all’Ucraina, accompagnandole con ragionamenti intorno al memorandum siglato a Budapest nel 1994, che avrebbe concesso all’Ucraina delle garanzie di sicurezza in cambio di armi nucleari rimaste sul territorio ucraino dopo la fine dell’Unione Sovietica. Successivamente raggiunse Ankara, ove Richard Moore fu ambasciatore prima di dirigere l’intelligence, per incontrare il presidente turco e con lui istituire una «piattaforma per la Crimea», pensata per far ritornare questo territorio all’Ucraina.

Divide et impera

Il coinvolgimento dei servizi britannici nelle manipolazioni delle informazioni e degli atteggiamenti contro la Russia non è cosa nuova. Aleksej Navalnyj, la cui salute viene usata dai media per aumentare la tensione, è un esempio di agente d’influenza britannico da molti anni, operante in relazione con l’oligarca russo esiliato a Londra, Michail Borisovič Chodorkovskij. Come rivelarono i servizî d’intelligence russi a febbraio, Vladimir Aṥurkov, il dirigente dell’organizzazione «anti-corruzione» di Naval’nyj (FBK) fu in contatto con James William Thomas Ford nel 2012, quando questi era responsabile dell’ambasciata britannica a Mosca e vicino a Richard Moore, e sospetto agente dell’MI-6.

Per Londra la strategia è sempre quella, il «divide et impera»: impedire ogni possibilità di intesa tra Occidente e Oriente e tra Nord e Sud che Cina e Russia hanno proposto; assicurarsi che la presidenza degli Stati Uniti d’America si attenga alle vedute imperialiste, seguendo la massima di Keynes: «il muscolo americano e il cervello britannico». È per questo che l’arrivo alla Casa Bianca di Biden, che già al primo incontro a gennaio con Boris Johnson si impegnò a rafforzare il «rapporto particolare» angloamericano, è stato accolto con grande entusiasmo a Londra.

«Il segreto di Pulcinella di tutta la questione dell’Ucraina e del bacino del Donetz è, naturalmente, la Cina», scrive Pepe Escobar. «In condizioni normali, l’Ucraina farebbe non soltanto parte di un corridoio integrato nella Nuova Via della Seta, ma anche di un progetto russo della Grande Eurasia». L’integrazione dell’Ucraina e del bacino del Donetz nella Nuova Via della Seta, che permetterebbe di collegare le economie attraverso le infrastrutture di trasporto e il commercio interregionale, è infatti una prospettiva che non affascina affatto i degni eredi dell’impero britannico.

L’attuale scalata non potrà essere arrestata se non con la ripresa del dialogo al più alto livello, al fine di togliere terreno ai guerrafondai. I russi, infatti, lo sanno e non perdono occasione di affermare che l’unica soluzione per l’Ucraina è il rispetto dei secondi accordi di Minsk riconosciuti dall’ONU, firmati dall’Ucraina, dalla Francia, dalla Germania e dalla Russia.

Nel frattempo, durante la sua intervista per la televisione, il 21 aprile 2021 Vladimir Putin ha ripetuto la sua proposta di organizzare un vertice a cinque (“Vertice del P-5”) tra le cinque potenze nucleari che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.