Rapporti sinoamericani: sganciamento economico e guerra o Fase Due dell’accordo commerciale?

La campagna per rovinare completamente i rapporti tra Stati Uniti e Cina è salita di giri nelle ultime settimane, cominciando a dare credibilità alla possibilità di un completo sganciamento. Lo scopo è quello di reclutare Trump e fargli accusare la Cina non solo della pandemia di SARS-CoV-2, ma anche dell’aggravarsi della crisi economica degli Stati Uniti stessi, e condannare la nuova legge di sicurezza a Hong Kong.
Tra i sostenitori dello sganciamento sono elementi autorevoli della monarchia britannica e del suo apparato di intelligence, compresi alcuni ex direttori dell’MI6, alcuni funzionari dell’Amministrazione di Trump, come il segretario di Stato Pompeo (nella foto con Bolsonaro), il segretario alla Difesa Esper e il direttore della politica per il Commercio e le Manifatture Navarro, come pure alcuni autoproclamati grandi sostenitori di Trump, come i conduttori di Fox News e Steve Bannon, il quale fu solo fugacemente nell’Amministrazione di Trump e conduce un podcast quotidiano teso a manipolare contro Pechino la base elettorale del Presidente. Il branco include anche numerosi parlamentari, come il presidente della Commissione sull’Intellligence del Senato Marco Rubio e i democratici guidati dalla speaker della Camera Pelosi e dal leader della minoranza al Senato Schumer.
Coloro, che sono coinvolti nella campagna anticinese, si oppongono alla politica estera di Trump, particolarmente al suo impegno nel cercare la cooperazione con la Russia e con il Presidente Putin, e sin dall’inizio hanno visto con terrore il plasmarsi di un’amicizia personale tra i Presidenti americano e cinese. Dopo il fiasco del Russiagate e il rinnovato impegno di Trump a coltivare buoni rapporti con Putin, alcuni hanno adottato la vecchia politica di Kissinger, quella dello spingere la Russia contro la Cina.
Recentemente Trump, che affronterà una difficile elezione presidenziale in un clima fortemente polarizzato, ha dato segni di adottare elementi della campagna anticinese. Benché avesse inizialmente lodato la risposta cinese al coronavirus e reiterato la stima nei confronti del suo “buon amico” Xi, egli ora offre qualche sostegno alle accuse di Pompeo e altri, secondo i quali fu la Cina, “nascondendo” le informazioni sul SARS-CoV-2, e non l’infelice stato della sanità statunitense, la responsabile delle oltre 110 mila vittime statunitensi della pandemia. Trump ha auspicato un’inchiesta sulle origini della pandemia e ha detto che potrebbe chiedere a Pechino le riparazioni per il danno inferto.
Su Hong Kong Trump è rimasto alla finestra, dichiarando di sperare che le cose si risolvano pacificamente, ma il 4 giugno ha firmato un memorandum intitolato “Proteggere gli investitori statunitensi da rischi significativi derivanti da imprese cinesi”, che esige che le imprese cinesi quotate o scambiate nella borsa statunitense siano ispezionate da società di revisione americane. Poiché ciò sarà difficilmente tollerato dalla Cina, l’entrata in vigore di tale regola potrebbe costituire un passo verso lo sganciamento economico e finanziario.