Quando la BCE chiude un occhio sui derivati di Deutsche Bank e sulla propria inchiesta

La Banca Centrale Europa e il suo Single Supervision Mechanism (SSM) devono difendersi da accuse circostanziate di aver protetto la bomba dei derivati di Deutsche Bank (e sicuramente di altre megabanche europee), così esponendo l’intero sistema bancario al rischio di esplosione. Secondo una inchiesta de Il Sole 24 Ore, pubblicata il 17 marzo, il SSM ha omesso due volte, nel 2014 e nel 2016, di valutare il rischio dei derivati “Level 3” di Deutsche Bank, perché 1) ci sarebbe voluto troppo tempo e 2) l’SSM non possiede le competenze per farlo (vedi http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-03-16/la-vigilanza-flessibile-derivati-230057_PRV.shtml).

Gli assets di “Level 3” non hanno prezzo perché non hanno mercato. Sono talmente tossici che una transazione può avvenire solo bilaterlmente, “su base fideistica”, come un esperto del settore ha dichiarato all’EIR. Nei fatti, il loro valore è zero, ma alle banche è permesso stabilirne il prezzo secondo propri modelli interni. Così, alla fine del 2015, Deutsche Bank poteva ascrivere a bilancio il valore di 31 miliardi per i suoi titoli tossici di Level 3!

Il quotidiano italiano scrive che nel 2014, “sia l’Ssm sia i suoi advisor della società di consulenza Oliver Wyman avevano apertamente deciso di rinunciare a fare una valutazione dei titoli di livello 3. A Il Sole 24 Ore risulta che il responsabile del team di Oliver Wyman, Ian Shipley, spiegò che non sarebbe stato possibile fare la validazione di prodotti altamente strutturati perché mancavano le competenze sia nelle banche centrali sia nelle società di consulenza che, come la sua, avrebbero prestato supporto tecnico per l’Aqr” (l’Asset Quality Review).

Shipley, scrive Il Sole 24 Ore, sosteneva che “con i derivati i soli esperti in grado di ‘far girare’ i modelli che avrebbero permesso di mettere alla prova le valutazioni riportate nei bilanci degli istituti vigilati sarebbero stati quelli delle banche d’investimento americane, da Goldman Sachs a Morgan Stanley, che avevano escogitato i prodotti in questione. E che li avevano venduti alle banche europee. Ricorrendo a loro si sarebbe ovviamente incorsi in una situazione di potenziale conflitto d’interesse”.

La stessa Danièle Nouy, capo dell’SSM, ammise in un’audizione al Parlamento Europeo il 3 novembre 2014 che il suo ente non aveva compiuto una valutazione dei titoli Level 3 per… mancanza di tempo (cfr. Alert 46/2014)!
Oggi l’SSM sostiene di avere acquisito le competenze, ma gli esperti consultati da Il Sole 24 Ore ne dubitano. “Potrebbe essere questo il motivo per cui la ‘inspection letter’ con cui l’Ssm ha declinato il mandato del team ispettivo presso Deutsche Bank non includeva il compito di prezzare i derivati”.

Il Sole 24 Ore punta il dito contro il responsabile dell’ufficio rischi di Deutsche Bank, Stuart Lewis, che ricopre questo ruolo dal 1996. “A esprimere dubbi su di lui fu anche Bill Broeksmit, l’alto dirigente di Deutsche Bank esperto di risk management unanimemente considerato persona di grande spessore morale che il 26 gennaio 2014, nel mezzo di una stagione della storia della banca caratterizzata da numerose inchieste, si è tolto la vita. In una email inviata a un amico prima di morire, Broeksmit scrisse: «Il background di Stuart è nel rischio di credito. Non è particolarmente fluente nel rischio di modello». Eppure è dal 2012 che Deutsche affida a lui il compito di monitorare anche il rischio potenzialmente più grave che ha in pancia, quello di modello”.

Danièle Nouy ha scritto una lunga lettera di risposta a Il Sole 24 Ore, ma, come nota l’autore dell’inchiesta Claudio Gatti, senza smentire uno solo dei fatti concreti elencati.