di Helga Zepp-LaRouche
Tra tutti i discorsi importanti e urgenti pronunciati negli ultimi tempi da politici ed esperti di molti paesi con l’obiettivo di impedire che la situazione strategica degenerasse in una catastrofe che avrebbe spazzato via la razza umana, l’intervento di Papa Leone XIV – con l’enciclica Magnifica Humanitas e i discorsi pronunciati durante il suo recente viaggio in Spagna – è, a mio giudizio, di gran lunga il più importante. Quando gli storici esamineranno in seguito la questione di ciò che, si spera, si sarà rivelato il fattore decisivo nel portare la civiltà occidentale a una svolta nel mezzo di una profonda crisi spirituale e culturale, si imbatteranno nel ruolo svolto dal Papa e nella disponibilità di un numero sufficientemente ampio di credenti e persone di buona volontà a prendere a cuore le sue parole e a realizzare un cambiamento nella politica”.
Papa Leone, scrive Helga Zepp-LaRouche, definisce le strutture del peccato che rappresentano minacce esistenziali per l’umanità, indicando al contempo che la via d’uscita dalla crisi sta nel mettere in pratica “il più alto ideale della visione cristiana dell’umanità”.
“L’enciclica mette in guardia contro una nuova Torre di Babele, in cui una nuova idolatria rende omaggio al profitto, sacrificando i deboli, contro una disumanizzazione che usa gli altri come mezzi, una tentazione antica ma sempre nuova che oggi si presenta travestita da tecnologia… essa cita la Quadragesimo Anno di Pio XI, che condannava la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi, e fa riferimento a Paolo VI che metteva in guardia dai pericoli di uno straordinario progresso scientifico, tecnologico ed economico, se non accompagnato da un corrispondente progresso etico e sociale.
“Secondo Leone XIV, ciò vale in particolare per l’IA, la cui valutazione e critica costituiscono il fulcro dell’enciclica. Egli inizia affrontando l’annoso dibattito sulle macchine – ovvero se un giorno possano superare la creatività umana – e applica questa discussione all’IA:
“(…) Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa ‘intelligenza’ a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di ‘apprendere’, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore.”
Nell’enciclica il Papa condanna la “normalizzazione della guerra “ e ricorda l’intervento di Papa Paolo VI all’assemblea generale dell’ONU quando esclamò “non più la guerra|! Non più la guerra!”.
Sotto il titolo “La forza senza limiti” il Papa condanna la crescita del complesso militare-industriale. “Le industrie degli armamenti e i paesi che forniscono armi traggono profitto da un mercato che prospera proprio grazie ai conflitti. In questo senso c’è anche una logica economica che contribuisce ad alimentare tensioni in diverse regioni del mondo” E più in là, alla sezione 193, “in passato, il riconoscimento della minaccia di armi capaci di distruggere l’intera umanità aveva favorito percorsi di distensione e di negoziati sul disarmo. Siamo purtroppo usciti da questo orizzonte e l’evoluzione degli arsenali nucleari – compresa la prospettiva di impieghi ‘tattici’ – fa apparire il ricorso a tali ordigni come una possibilità sempre meno remota”.
“99. Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa ‘intelligenza’ a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcoli, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene o il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sè il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di ‘apprendere’, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore”.
Papa Leone XIV argomenta dal punto di vista della tradizione agostiniana, secondo la quale non deve esserci contraddizione tra fede e conoscenza, e cita Papa Francesco, il quale «riconosce l’importanza di ascoltare la ricerca scientifica e di incoraggiare un dibattito serio e onesto tra gli esperti, accogliendo al contempo la diversità delle opinioni».
Il diritto di non dover emigrare
Meno onesti, tuttavia, secondo il quotidiano italiano La Verità e il francese Le Figaro, sono stati i media liberali, che avrebbero fornito un resoconto piuttosto incompleto dei discorsi del Papa in Spagna, riportando solo i suoi appelli ad accogliere e integrare i rifugiati, mentre avrebbero omesso le parti in cui il Papa difendeva il diritto delle persone di non dover emigrare e sottolineava la necessità di affrontare le cause profonde della loro fuga.
Infatti, il viaggio di sei giorni di Papa Leone XIV in Spagna, che lo ha portato a Madrid, Barcellona, Gran Canaria e Tenerife, è stato un intervento di straordinaria importanza storica. Ancora oggi, a 87 anni dalla fine della Guerra Civile, il dibattito politico in Spagna rimane estremamente polarizzato, e questioni come il ruolo della Chiesa e l’immigrazione sono cariche di emotività. In questo contesto, il modo in cui Papa Leone ha elevato la questione migratoria a un livello così alto è stato molto importante per la situazione interna della Spagna e ha anche costituito un precedente per tutta l’Europa. Difficilmente potrebbe esserci un contrasto maggiore tra il Patto europeo sulla migrazione — entrato in vigore proprio l’ultimo giorno del viaggio del Papa — e la politica migratoria sostenuta da Papa Leone XIV. Mentre l’UE vuole sbarazzarsi delle persone il più rapidamente possibile e rinchiuderle nei cosiddetti «centri di accoglienza» – che Papa Francesco ha definito «campi di concentramento» e che assomigliano certamente a delle prigioni – il Papa ha una prospettiva completamente diversa e umana sul problema. Nel suo discorso al Parlamento spagnolo, ha sottolineato:
https://www.vatican.va/content/leo-xiv/en/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-parlamento.html
«L’affermazione della dignità umana non può rimanere astratta quando così tante persone sono costrette a lasciarsi tutto alle spalle in cerca di pace, sicurezza e un futuro. Il tragico dramma della migrazione mette in discussione anche la coscienza delle nazioni e le fondamenta etiche dell’ordine internazionale odierno. Numerosi uomini, donne e bambini sono costretti, da circostanze spesso drammatiche, a lasciare le loro comunità e a lasciarsi alle spalle i propri cari, le proprie storie e i propri legami. Questa realtà va oltre qualsiasi analisi puramente demografica o economica: costituisce una questione eminentemente morale e giuridica. Ovunque le persone siano discriminate a causa della loro origine nazionale, etnica, religiosa o linguistica, oppure a causa della loro condizione economica o sociale, viene gravemente violato il principio universale della pari dignità di tutti gli esseri umani.» (4)
Prosegue citando dalla sua enciclica Magnifica Humanitas:
“81. Un banco di prova decisivo per la giustizia sociale oggi è rappresentato dalla condizione dei migranti, dei rifugiati e di quanti sono costretti e spostarsi a causa della povertà, della violenza, dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali. Il modo in cui una società li tratta mostra se la sua idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità. Papa Francesco invitava a riconoscere nei migranti non semplicemente un problema da gestire, ma ‘un’immagine viva del popolo di Dio in cammino’, persone con dignità, risorse e sogni, che hanno diritto a essere trattate con rispetto e chiedono di poter diventare parte attiva delle società che le accolgono. La giustizia sociale, in questo campo, implica almeno due impegni complementari. Da una parte custodire il diritto alla speranza di chi è costretto a partire, garantendo vie sicure e legali, condizioni di accoglienza dignitose, percorsi reali di integrazione. Dall’atra, promuovere anche il diritto a rimanere nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando le cause profoonde che costringono a migrare, comprese quelle legate alle ingiustizie economiche e alla crisi climatica.Quando questi diritti sono rispettati, le migrazioni possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli.
Un appello all’azione
Si esortano i governi occidentali a cogliere l’appello urgente di Papa Leone XIV come un’opportunità per smantellare immediatamente la politica migratoria disumana e, dal punto di vista economico, del tutto incompetente, così come formulata nel Patto europeo sulla migrazione. Occorre invece mettere all’ordine del giorno una cooperazione su un piano di parità con le nazioni del Sud del mondo, con un serio impegno a eliminare le cause profonde della migrazione.
Il diritto «di rimanere nella propria patria in pace e sicurezza, affrontando le cause profonde che costringono le persone a migrare» è relativamente facile da attuare se c’è la volontà politica di farlo. Ciò di cui hanno bisogno le nazioni dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina è una vera e propria politica di sviluppo industriale e agricolo volta a realizzare appieno il loro potenziale a beneficio delle proprie popolazioni. Il Sud del mondo, che in realtà rappresenta la maggioranza globale di circa l’85 per cento dell’umanità, sta lasciandosi alle spalle 500 anni di colonialismo e sta realizzando, soprattutto in cooperazione con la Cina, progetti infrastrutturali e investimenti in tecnologie chiave che consentiranno a queste nazioni di stabilire pienamente catene del valore all’interno dei propri confini. Anziché aggrapparsi a una mentalità neocolonialista disumana, i governi dell’Europa e degli Stati Uniti sono chiamati a impegnarsi immediatamente in una cooperazione internazionale volta a sradicare completamente la povertà e il sottosviluppo in tutte le nazioni del pianeta.
Ad esempio, entro il 2050 l’Africa avrà una popolazione di circa 2,5 miliardi di persone — un miliardo in più rispetto ad oggi. Ciò significa che è nell’interesse sia dell’Africa che dell’Europa creare un miliardo di posti di lavoro produttivi nel continente africano nei prossimi 25 anni. Anche se la maggior parte delle altre regioni del mondo deve affrontare proiezioni demografiche negative, ovunque sono necessari programmi efficaci per superare la povertà, se si vogliono prevenire esplosioni sociali tra la classe dei miliardari e i miliardi di persone indigenti.
A tal fine, lo Schiller Institute ha elaborato programmi di sviluppo concreti che illustrano come programmi di investimento chiaramente definiti nelle infrastrutture di base, nella produzione e distribuzione di energia e nelle comunicazioni possano creare le condizioni necessarie per industrializzare le nazioni del Sud del mondo, e come la cooperazione tra i paesi BRICS, le nazioni industrializzate del Nord e i paesi in via di sviluppo, attraverso joint venture, possa raggiungere l’obiettivo di affrontare le cause profonde della migrazione. (5) (6)
Ciò risponderebbe all’appello dell’enciclica Populorum Progressio, secondo cui la vera pace può essere raggiunta solo attraverso la giustizia sociale e il superamento della disuguaglianza globale, «la cui ingiustizia grida vendetta al cospetto di Dio». Questo appello di Papa Paolo VI, nella sua enciclica — «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace» — è l’imperativo urgente del momento!
Nel suo discorso al Parlamento spagnolo, Papa Leone XIV ha invocato proprio questa forma di cooperazione internazionale:
«Nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di tale portata. È quindi indispensabile una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra. Quando la risposta istituzionale è accessibile, giusta e coordinata, le frontiere cessano di essere luoghi di abbandono e possono diventare spazi per la tutela responsabile della dignità umana. » (4)
Nella sua enciclica, intitolata Magnifica Humanitas — «Magnifica umanità» — titolo che può certamente essere considerato programmatico, il Papa fa riferimento in modo del tutto specifico al massimo ideale del pensiero greco classico, seguendo così l’idea agostiniana secondo cui l’armonia tra quel pensiero e la rivelazione cristiana implica che non vi sia alcuna contraddizione tra fede e conoscenza. «23. «La Chiesa considera come compagni di cammino tutti coloro che cercano sinceramente “la verità, la bontà e la bellezza” ritenendoli “preziosi alleati” nella difesa della dignità di ogni persona e nella cura del creato», scrive. In accordo con questo ideale del «Vero, del Buono e del Bello», l’enciclica definisce l’arte e la cultura — quando sono autentiche — come un baluardo contro la «normalizzazione del male». E quanto ciò sia necessario per la società umana contemporanea, in cui fenomeni che in ultima analisi possono essere descritti solo come satanici sembrano dominare quasi l’intero cosiddetto mondo dello spettacolo. Papa Leone attribuisce un «valore quasi profetico» a certe opere d’arte, come la Nona Sinfonia di Beethoven, descrivendole come un «desiderio di unità».
Forse l’idea più importante è che Papa Leone, in memoria di Papa Paolo VI, inviti alla creazione di una «civiltà dell’amore»:
«Oggi dobbiamo recuperare con determinazione questa visione, poiché la civiltà dell’amore non è un’utopia ingenua, ma un progetto impegnativo, che consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare forma istituzionale alla fraternità e nel considerare gli altri — siano essi individui o popoli — come alleati necessari per la costruzione del bene comune. Come ci ha ricordato la Lettera enciclica Fratelli Tutti, solo questo amore sociale è capace di diventare una cultura e una norma, e quindi di realizzare un ordine internazionale stabile, trasformando la mera coesistenza armata in una comunità con un futuro condiviso». [186]
Ciò dovrebbe far capire a tutte le persone delle nazioni del cosiddetto “Occidente collettivo” — ovvero a coloro che vivono in un sistema dominato dai valori liberisti, che ha dato origine sia all’ Immigration and Customs Enforcement (ICE) statunitense e il Patto europeo sulla migrazione come risposte alla crisi dei rifugiati — che sia il capo della Chiesa cattolica sia il governo cinese siano giunti essenzialmente alla stessa conclusione: che solo una concezione dell’umanità unica come comunità dal destino condiviso possa costituire la base per la pace.
L’enciclica Magnifica Humanitas è l’urgente appello al cambiamento di Papa Leone XIV. I programmi di sviluppo dello Schiller Institute indicano un percorso concreto per superare la crisi dei rifugiati. Ciò di cui l’umanità ha bisogno ora è un movimento che promuova l’idea: «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace»!
Note
1. https://www.vatican.va/content/leo- XIV./de/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html
2. https://www.vaticannews.va/de/papst/news/2026-06/wortlaut-papstpredigt-in-las-palmas-de-gran-canaria.html
3. https://zeitschrift-vereinte-nationen.de/publications/PDFs/Zeitschrift_VN/VN_1965/Heft_6_1965/05_Rede_Papst_Paul_VI._6-1965.pdf; https://www.domradio.de/artikel/als-erster-papst-sprach-paul-vi-1965-vor-den-vereinten-nationen
4. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/de/speeches/2026/giugno/documents/20260608-spagna-parlamento.html
5. https://cloud.schillermeet.de/s/BQZXjgHWf78MJW5?dir=/&editing=false&openfile=true; Sonderbericht auf Deutsch hier erhältlich: https://www.eir.de/produkt/e-book-pdf-china-europa/
6. „Die Welt braucht 1,5 Milliarden neue, produktive Arbeitsplätze – Der LaRouche-Plan zur Wiederbelebung der US- und Weltwirtschaft“, in Neue Solidarität Nr. 23-28/2020; Sonderdruck „Entwicklungsoffensive bedeutet: Milliarden neue Arbeitsplätze, keine Flüchtlinge, kein Krieg“, https://www.eir.de/produkt/e-book-pdf-entwicklungsoffensive-bedeutet/