Il mondo ha accolto con favore la notizia dell’accordo raggiunto tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell’Iran, annunciato da Donald Trump il 14 giugno. L’accordo è stato confermato dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e dalla stessa leadership iraniana e una cerimonia ufficiale di firma è prevista per venerdì 19 giugno in Svizzera. Secondo quanto riferito, Trump avrebbe firmato digitalmente il protocollo d’intesa domenica sera prima di partire per partecipare al vertice del G7 in Francia.

I dettagli del memorandum d’intesa non sono stati resi noti e le indiscrezioni sul suo contenuto variano notevolmente, ma sembra in ogni caso trattarsi di una concessione importante da parte di Washington, dopo che Trump ha subìto una delle sconfitte più imbarazzanti degli ultimi tempi. Il 15 giugno, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che la firma dell’accordo rappresenta una “svolta molto significativa” per l’Iran. L’unica voce dissenziente è venuta da Israele. Netanyahu ha eseguito nuovamente un bombardamento su Beirut proprio quel 14 giugno, e sia lui che il ministro della Difesa hanno giurato che Israele rimarrà nel sud del Libano a tutti i costi.

L’ “accordo” con l’Iran e il suo impatto sull’economia mondiale è stato uno dei temi principali del vertice del G7 a Evian, in Francia, il 15-16 giugno. L’E4 (Francia, Germania, Italia, Regno Unito) aveva accolto ufficialmente con favore l’accordo, e il presidente Trump ha tenuto incontri separati a margine con i leader di tre delle nazioni direttamente coinvolte nella risoluzione del conflitto: Egitto, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

I leader europei che, come al solito, hanno portato con sé il presidente ucraino Zelensky, sperano di convincere Trump a dedicare più tempo e impegno ad aiutare l’Ucraina a sconfiggere la Russia, ora che le ostilità con l’Iran si sono placate. Ma alla vigilia del vertice di Evian il generale Alexus Grynkewich, Comandante Supremo Alleato della NATO in Europa, ha dichiarato pubblicamente che “la Russia non sta cercando un conflitto” in Europa, un’affermazione notevole, che contraddice direttamente la propaganda che i leader politici europei diffondono per giustificare il riarmo. Inoltre, in uno dei suoi primi commenti sul protocollo d’intesa in procinto di essere firmato con l’Iran, Trump ha elogiato “i presidenti Xi Jinping della Cina e Vladimir V. Putin della Russia per aver contribuito alla soluzione”.

Mentre è ancora da vedere se il nuovo accordo verrà rispettato, rimane l’interrogativo: questo momento di tregua può trasformarsi in un punto di svolta, in cui si affermi un orientamento completamente nuovo e la pace diventi stabile?

Il 15 giugno, Helga Zepp-LaRouche ha affrontato questo tema in una discussione con i collaboratori, in cui ha chiesto di potenziare la mobilitazione per il Piano Oasi per l’Asia sud-occidentale (foto). “Questo è il momento di mettere sul tavolo la prospettiva dello sviluppo economico per cambiare la dinamica in modo permanente”, ha affermato, sottolineando l’importanza della proposta dell’ex primo ministro turco Ahmet Davutoglu per una nuova architettura di sicurezza per la regione, combinata con la proposta di sviluppo economico dello Schiller Institute per consolidarla.

Similmente Mohamed Hegazy, ex viceministro degli Esteri egiziano, ha proposto un “quadro di sicurezza collettiva e cooperazione” per l’intero mondo arabo e l’Asia sud-occidentale, sottolineando la necessità che esso comprenda “il cibo, l’acqua, l’energia, le catene di approvvigionamento e la stabilità economica” per essere sostenibile.