Lo spirito della Via della Seta e l’Europa delle tre scimmiette

La scorsa settimana abbiamo documentato come Cina e Russia abbiano recentemente rafforzato la cooperazione economica e strategica. Questo processo non sarà disturbato dalla recente decisione del Dipartimento di Stato americano di applicare sanzioni al Dipartimento di Sviluppo dei Macchinari di Pechino e al suo direttore, per l’acquisto di forniture militari russe nel 2017. La Cina non accetterà imposizioni, considerando quella degli Stati Uniti un’ingerenza illecita nella cooperazione tra due stati sovrani.

Sulla penisola coreana si prevedono altri successi diplomatici e persino il subcontinente indiano muove timidi passi nella stessa direzione. Nell’Asia sud-occidentale è stata per il momento sventata un’operazione di false flag, benché l’abbattimento di un velivolo russo evidenzi il pericolo costante di una deflagrazione accidentale.
L’Unione Europea fa la parte delle tre scimmiette che non vedono il successo della Belt and Road cinese, non sentono i moniti del crac finanziario in arrivo e non parlano delle gravi spaccature interne.

Ma è proprio l’atteggiamento di Bruxelles a incoraggiare le spinte centrifughe nell’UE, come dimostra l’effetto delle recenti misure punitive contro la Polonia e l’Ungheria per la presunta mancanza di rispetto dei “valori europei” e la crescente criminalizzazione del governo “populista” italiano. Nel frattempo, l’UE prepara un nuovo mega-salvataggio bancario a spese della popolazione… Cinque anni dopo il lancio della Belt and Road Initiative, inoltre, Bruxelles se ne esce con una controproposta ostile.

Il 19 settembre l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE Federica Mogherini ha annunciato una strategia per migliorare la connettività con l’Asia che sarà presentata al vertice Asia-Europa (ASEM) in ottobre. Ha sostenuto che venti stati asiatici da lei visitati sarebbero tutti molto interessati “alla via europea alla connettività” e non al modello cinese. Le caratteristiche dell’approccio dell’UE, secondo lei, sono la buona governance, la sostenibilità europea e il rifiuto della “trappola del debito”. In altre parole, la stessa ricetta che assicura zero sviluppo da decenni ormai.

Pechino ha reagito con la consueta offerta di cooperazione per il vantaggio reciproco, proponendo che l’Europa e la Cina si uniscano nello sviluppo comune delle infrastrutture eurasiatiche, muovendosi come partner e non come rivali.

Un tale approccio è stato apparentemente adottato dal governo italiano, che ha avviato le trattative più avanzate di ogni altro paese del G7 con la Belt and Road Initiative, che Roma spera di concludere entro l’anno.