Lo scontro tra civiltà è una frode geopolitica

Il 15 maggio a Pechino si è tenuta la conferenza sul dialogo tra le civiltà asiatiche (CDAC). Anche se i media occidentali ne hanno parlato poco, la manifestazione ha riunito rappresentanti di 47 nazioni asiatiche e di altre 50 nazioni da tutto il mondo. La presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche (foto) era tra i relatori e ha parlato sul tema “il sommo ideale del genere umano è il potenziale per il futuro”.

Nel suo discorso di apertura, il Presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato l’importanza della comprensione reciproca e degli scambi culturali come parte integrante della politica economica ed estera cinese e ha ricordato che l’Iniziativa Belt and Road, o Nuova Via della Seta, “insieme ai Due Corridoi, all’Unione Economica Eurasiatica e ad altre iniziative, ha ampliato enormemente gli scambi e l’apprendimento reciproco tra le civiltà. La cooperazione tra le nazioni in scienza, tecnologia, istruzione, cultura, sanità e scambi tra i popoli fioriscono come mai prima”. Il discorso integrale in inglese è reperibile qui: https://eng.yidaiyilu.gov.cn/qwyw/rdxw/90754.htm.

In questo contesto, il Presidente cinese si è pronunciato senza mezzi termini contro la tesi infame dello scontro tra le civiltà, sostenuta da molti leader occidentali. “Dobbiamo sostenere la bellezza di ciascuna civiltà e la diversità tra le civiltà nel mondo”, ha detto. “Le civiltà non devono scontrarsi l’una con l’altra; abbiamo bisogno di occhi che vedano la bellezza in tutte le civiltà. Dovremmo tenere le nostre civiltà dinamiche e creare le condizioni affinché ne fioriscano altre. Insieme possiamo rendere variopinto e vibrante il giardino delle civiltà mondiali”.

Xi ha sottolineato inoltre che “tutte le civiltà affondano le radici nel loro ambiente culturale unico. Ciascuna incarna la saggezza e la visione di un Paese o una nazione e ciascuna ha valore essendo unica nel suo genere. Nessuna civiltà è superiore alle altre”.

Questo riecheggia, come vedranno i nostri lettori, il tema di un articolo di Helga Zepp-LaRouche scritto poche settimane prima della CDAC. In effetti, lo Schiller Institute fu fondato proprio per promuovere il dialogo tra le culture sulla base del meglio che ciascuna di loro ha da offrire.

Xi Jinping, dal canto suo, stando a un recente articolo su Xinhua, si dedica da molto tempo agli scambi culturali e alla conoscenza reciproca. “Più di 40 anni fa [Xi], quando era adolescente, rimase affascinato dal Faust [di Goethe]…. Era la fine degli anni Sessanta, un periodo in cui scarseggiavano i libri da leggere, e Xi fu mandato da Pechino a fare il contadino in un villaggio povero nella provincia nordoccidentale dello Shaanxi. Avido lettore non solo di opere letterarie cinesi ma anche straniere, nei sette anni che trascorse in quel luogo, Xi lesse tutti i libri che riuscì a trovare, dai vecchi libri di testo cinesi alle opere teatrali di William Shakespeare. ‘Essere o non essere’; Xi ponderò su questo interrogativo sull’arido altopiano e decise di dedicare sé stesso al servizio del proprio Paese e del proprio popolo”.

Lo stesso articolo cita un discorso di Xi del 2014: “L’arte e la letteratura sono il modo migliore per far comprendere e comunicare nazioni e popoli diversi”. L’articolo nota che anche l’Iniziativa Belt and Road si basa su questa idea: “Una priorità nell’iniziativa che caratterizza l’operato di Xi è quella di costruire una strada che colleghi le diverse civiltà, in cui il rispetto reciproco sostituisca la discriminazione, gli scambi sostituiscano l’allontanamento, la conoscenza reciproca sostituisca gli scontri”.