Le Casse di Risparmio tedesche: no all’Unione dei Mercati dei Capitali – Il governo italiano: sì alla svendita delle Popolari

Il capo dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche (DGSV), Georg Fahrenschon, è più che diffidente nei confronti dell’Unione dei Mercati dei Capitali pianificata dall’UE. Come abbiamo riferito, la UMC è un disegno per permettere ai “mercati” di sostituirsi al credito e al risparmio bancario. Secondo i piani dell’UE, i risparmiatori in cerca di remunerazione per i propri risparmi, non trovandoli negli investimenti tradizionali a causa dei tassi zero o negativi, saranno dirottati sul mercato obbligazionario sotto l’UMC, mentre le piccole e medie imprese (PMI) dovranno emettere quelle obbligazioni per finanziarsi. Il tutto sarà cartolarizzato e farà la felicità degli speculatori.

Fahrenschon è contrario a questo piano, come ha dichiarato al Forum per le PMI delle Casse di Risparmio tenutosi il 26 marzo a Berlino. “Devo annacquare il vino dell’UMC”, ha affermato. “Solo lo 0,6% dei nostri consulenti per il cliente dicono che ‘ci vuole un supplemento attivo di soluzioni orientate al mercato dei capitali’. E questo è un atteggiamento non ristretto alla Germania in Europa”.

I crediti bancari alle imprese nell’Eurozona alla fine del 2013 rappresentavano l’89% del totale, mentre le obbligazioni solo l’11%. In Germania, solo lo 0,1% delle PMI hanno fatto uso di obbligazioni.

Fahrenschon ha elencato tre motivi che spiegano perché il mercato non è adatto alle PMI: 1. Non c’è la taglia adatta a tutte le imprese (l’emissione minima è di 10 milioni di euro, e qualche investitore chiede 35 milioni); le emissioni sono “troppo burocratiche e troppo costose”; e sono anche troppo rischiose, come mostra l’esperienza dei cosiddetti “Mittelstand Bonds” in Germania. Di solito, gli emittenti sono imprese che per buone ragioni, ha detto Fahrenschon, non ottengono normalmente credito dalle banche.

In senso contrario sembra andare la politica del governo italiano, che il 23 marzo ha incassato il voto favorevole del Senato sulla riforma delle Popolari, che ora è legge. La legge abolisce lo statuto delle dieci più grandi banche popolari e le porta in borsa, in modo che questo cruciale settore del credito diventi preda degli squali finanziari. Le banche vittime della riforma rappresentano il 95% del settore, per un totale di 500 miliardi di attivi, per la maggior parte prestiti alle imprese e alle famiglie.

Le banche popolari, contrariamente al resto del settore bancario, hanno aumentato il credito negli ultimi anni.

Il Presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, ha espresso la propria contrarietà alla legge. Mucchetti, che è del Partito Democratico, ha ammonito che quelle banche rischiano di cadere in mano straniera. “Santander, Société Générale e Deutsche Bank pianificano future acquisizioni di ex popolari”, ha dichiarato.