La Russia ferma il tentativo di creare la polizia climatica mondiale

Il 13 dicembre, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la Russia ha posto il veto su di una bozza di risoluzione sulla “sicurezza climatica” che sarebbe stato il primo passo nella costituzione di una polizia climatica globale. Anche l’India ha votato contro, mentre la Cina si è astenuta. Nel motivare il veto, l’ambasciatore russo all’ONU Vassily Nebenzia (foto) ha dichiarato che la risoluzione avrebbe conferito all’UNSC il potere di valutazioni e decisioni che spettano agli scienziati e che attribuire ai cambiamenti climatici tutti i problemi avrebbe assolto dalle loro colpe i responsabili del sottosviluppo, delle guerre e del terrorismo.
La bozza di risoluzione era stata presentata da Niger e Irlanda, dopo un periodo di consultazioni durato due mesi, compreso un dibattito all’UNSC il 9 dicembre che si è concentrato sulla situazione nel Sahel, un caso esemplare in cui l’aridità provocata dal restringimento del lago Ciad ha creato un terreno fertile per il reclutamento dei terroristi. Nessuno però, nel dibattito, ha detto che una soluzione c’è: il famoso progetto di trasferimento idrico “Transaqua” dal bacino del Congo, progetto approvato da tutti i Paesi membri della Commissione del Bacino del Lago Ciad, ma non ancora decollato. Il dibattito all’UNSC fa capire che almeno tre potenze nucleari e persino qualche Paese africano si oppongono alla soluzione. Invece, i conflitti sociali, le migrazioni e il terrorismo sono dati come inevitabile conseguenza dei cambiamenti climatici e giudicati gestibili sono con l’intervento militare – esterno.
L’ambasciatore Nebenzia ha dichiarato che la Russia si oppone alla “creazione di un nuovo filone di attività dell’UNSC che asserisca un collegamento generico automatico tra i cambiamenti climatici e la sicurezza internazionale, trasformando così un problema scientifico e socio-economico in una questione politica. Le disposizioni della risoluzione, che suggeriscono di fare di questo collegamento la ‘componente centrale’ delle strategie ONU di prevenzione dei conflitti e dei mandati di peacekeeping e di speciali missioni politiche, sono cariche di un’ampia serie di conseguenze”.
“Che idea graziosa, quella di attribuire tutto alle emissioni di gas serra, così come al sole e alla luna, trasferendo al contempo la responsabilità sugli stessi Stati emergenti”, ha aggiunto.
Prendendo in giro le nazioni povere che cadono nel tranello, Nebenzia ha citato il grande poeta russo Puskin che, in una poesia su un tale che era innamoratissimo, gli fa dire: “Ah, è facile ingannarmi!… desidero ardentemente di essere ingannato!”. “Forse, molti dei Paesi bisognosi che aspirano a ricevere assistenza dai donatori hanno un’immagine alquanto elevata dei loro potenziali salvatori”, ha chiosato.
Come abbiamo documentato in precedenza col caso di Chatham House, il piano dell’oligarchia filo-britannica è quello di usare la forza militare per imporre le cosiddette politiche climatiche ed impedire lo sviluppo. La discussione all’UNSC negli ultimi due mesi, quando Niger e Irlanda preparavano il testo della risoluzione, è stata accompagnata da discussioni e raccomandazioni da parte dell’International Crisis Group di George Soros (https://www.crisisgroup.org/global/can-un-security-council-agree-climate-security-resolution).
Il tema è stato anche al centro di un dibattito ai margini della COP26 a Glasgow il 2 novembre, intitolato “Clima, Pace e Stabilità: gestire il rischio alla COP ed oltre”. Presieduto dal capo della Conferenza per la Sicurezza di Monaco, Wolfgang Ischinger, il dibattito ha visto protagonisti il segretario generale della Nato Stoltenberg e il ministro della Difesa del Regno Unito, Ben Wallace. “Come ministri della Difesa… dovremo confrontarci con le conseguenze della mancata adozione delle politiche climatiche”, ha detto Wallace. “Senza sicurezza non ci saranno le mitigazioni che vogliamo ottenere per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e contenere il riscaldamento a 1,5 gradi”. I Paesi Nato dovrebbero “sviluppare forti partenariati, talvolta con partner non tradizionali, per assicurare l’offerta di sicurezza e resilienza in tutto il mondo… parte della soluzione è muoversi con la difesa all’estero”. (https://weatheringrisk.org/en/event/climate-peace-and-stability-weathering-risk-through-cop-and-beyond)
Riflettendo sulle implicazioni del voto del 13 dicembre all’UNSC, l’International Peace Institute ha scritto che “i Paesi che vogliono vedere un linguaggio più forte sui rischi di sicurezza collegati al clima nelle risoluzioni specifiche per Paese potrebbero trovarsi di fronte a maggiori resistenze e, in questa atmosfera, un nuovo linguaggio su azioni operative concrete sembra essere meno probabile”. Fuori dal politichese, i “gretinisti” sono avvisati: le vittime prescelte hanno mangiato la foglia.