La pandemia di Covid: l’OMS prevede “mesi molti difficili”


Il 23 ottobre il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha preso atto che la seconda ondata di Covid ha portato le strutture sanitarie di diversi paesi “allo stremo o già aldilà delle proprie capacità – e siamo solo in ottobre”.
L’Irlanda è stato il primo paese europeo a reintrodurre un lockdown nazionale il 22 ottobre, anche se un po’ meno severo di quello primaverile. Anche la Repubblica Ceca, che ha il più alto tasso di contagi in Europa, sta valutando l’ipotesi di una chiusura totale. In Italia, Francia, Germania e altri Paesi sono stati introdotti coprifuoco notturno e restrizioni più severe sull’uso della mascherina.
Nei mesi scorsi i governi non sono riusciti ad approntare le infrastrutture sanitarie necessarie e formare il personale medico. C’è una grave mancanza di tamponi disponibili e di sanitari che li eseguano. Si sono riaperte le scuole senza fornire i trasporti in numero sufficiente per garantire il distanziamento.
Fortunatamente sono stati fatti progressi nello sviluppo di vaccini, con 42 attualmente in fase di valutazione clinica. Negli Stati Uniti le vaccinazioni per i gruppi di massima priorità potrebbero iniziare prima della fine dell’anno. Ma la questione è purtroppo diventata molto politicizzata, con la candidata democratica alla vicepresidenza Kamala Harris che ha annunciato, durante un recente dibattito, di non voler accettare un vaccino raccomandato dal presidente Trump! Di contro, un critico esplicito della risposta di Donald Trump alla pandemia, il dottor Robert Wachter, docente di Medicina all’Università della California a San Francisco, ha dovuto ammettere, seppur con riluttanza, che la mobilitazione del governo per il vaccino è stata “quasi impeccabile”. La possibilità di avere uno o più vaccini in meno di un anno, ha detto, è “incredibilmente grande ed è stata possibile solo grazie ad un’azione federale forte ed efficace”.
Quanto alle misure di lockdown o semi-lockdown prese in molto paesi europei, inclusa l’Italia, potevano essere evitate se si fosse adottato il sistema cinese, tamponi di massa già in agosto, e se invece di spendere miliardi per indennizzare gli esercenti costretti a chiudere (sempre se tali indennizzi arriveranno, c’è chi attende ancora la cassa integrazione di maggio), si fosse investito nella sanità e nei trasporti. Le terapie intensive sono già allo stremo, e non è stato fatto nulla per potenziarle e per assumere altri medici e infermieri.