Elezioni americane: altre fantasie su “Dalla Russia con amore”

La posta fondamentale in gioco nelle prossime elezioni americane è la questione della guerra o della pace nel mondo, dello scontro o della cooperazione. Joe Biden e la macchina democratica alle sue spalle hanno chiarito l’intenzione di riprendere le “guerre permanenti” e le operazioni di cambiamento di regime, che furono condotte con entusiasmo sotto la presidenza Obama-Biden. Trump ha ripetutamente tentato di porre fine a questa politica ed è stato fermato non solo dall’apparato del Deep State, ma anche dai falchi guerrafondai e dai neocons nella sua stessa amministrazione, tra cui il segretario di Stato Mike Pompeo (foto) e il ministro della Difesa Mike Esper. Una vittoria alle elezioni del 3 novembre potrebbe dargli il sostegno popolare necessario per porre fine a tale politica guerrafondaia.
Uno degli argomenti principali degli avversari di Trump è stato fin dall’inizio quello di accusarlo di essere stato manipolato dalla Russia (“il burattino di Putin” per citare Hillary Clinton). Per quanto surreale possa sembrare a chiunque conosca il potere e il peso della Russia nel mondo, gli attacchi sono riemersi nelle ultime settimane della campagna elettorale in relazione alla storia del coinvolgimento di Joe Biden nei rapporti tra suo figlio ed una compagnia ucraina del gas, la Burisma, quando era vice presidente. Dopo la pubblicazione iniziale delle informazioni sul New York Post, le stesse reti di intelligence corrotte che erano dietro la bufala del Russiagate sono corse in aiuto di Biden.
Per riassumere, le e-mail incriminanti, trovate su un portatile gettato via da Hunter Biden, dimostrano che Joe Biden mentì quando dichiarò di non avere nulla a che fare con i rapporti del figlio con Burisma, che lo pagava 83.000 dollari al mese per far parte del consiglio di amministrazione. Una delle e-mail è di un consulente del consiglio di amministrazione di Burisma, Vadym Pozharskyi, che ringrazia Hunter per aver organizzato un incontro col padre durante una visita a Washington. Un’altra e-mail dello stesso funzionario chiede a Hunter “consigli su come usare la propria influenza”, come figlio del vicepresidente, a nome della società. L’incontro sarebbe avvenuto mesi prima che Biden lanciasse un ultimatum al governo ucraino, chiedendo l’allontanamento di un procuratore che stava indagando sulla Burisma, pena il ritiro delle garanzie USA su un prestito da un miliardo di dollari. Biden si è poi vantato pubblicamente, poche ore dopo aver telefonato al presidente Poroshenko, del fatto che il procuratore Shokin era stato licenziato.
In seguito alla censura della storia del NYP da parte di Twitter e Facebook (vedi sotto), nessuna delle principali fonti mediatiche statunitensi l’ha pubblicata, anche dopo che diversi ex partner commerciali di Hunter avevano confermato la veridicità delle e-mail.
Ma la notizia è comunque diventata virale, spingendo un gruppo di oltre 50 agenti dell’intelligence, che avevano prestato servizio nell’amministrazione Obama, guidati dai capobanda del Russiagate, da John Brennan, l’ex direttore della CIA, e l’ex direttore dell’Intelligence Nazionale (DNI) James Clapper, ad incolpare la Russia per le email recuperate dal portatile, pur ammettendo: “Non abbiamo prove di un coinvolgimento russo”.
E quando l’attuale Director of National Intelligence John Ratcliffe ha dichiarato in un’intervista che nessuno nei servizi crede alla manina russa, è stato accusato dalla banda Brennan/Clapper di usare l’intelligence per scopi politici! Ma è esattamente quello che Brennan, Clapper e compagnia bella hanno fatto e continuano a fare in modo coerente, dalle loro attuali posizioni di analisti senior per MSNBC e CNN rispettivamente.