La BCE vede nella crisi del Coronavirus un’opportunità per deindustrializzare

Dapprima, negli anni Settanta, fu l’allarme per l’imminente era glaciale. Poi venne il contrordine e con esso il riscaldamento globale. Ma siccome i dati sulla temperatura non quadravano, si passò al neutrale “cambiamenti climatici” e all’apocalittico “emergenza climatica”. La coerenza e l’attendibilità scientifica non contano quando si tratta di imporre politiche genocide, come quelle richieste per conseguire la riduzione delle emissioni globali richiesta dall’accordo di Parigi del 2015.

Tuttavia, poiché i cambiamenti climatici sono determinati da forze nel sistema solare e nella galassia, tali politiche non avranno alcun effetto sul clima. Così, i malthusiani hanno messo le mani avanti e ora sostengono che, pur adottando le misure richieste, gli effetti in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici non si vedranno prima della metà del secolo… (https://www.nature.com/articles/s41467-020-17001-1)

La nuova linea è stata subito ripresa da Isabel Schnabel (foto), membro del Consiglio Esecutivo della Banca Centrale Europea, ad una tavola rotonda virtuale su “Risposte Sostenibili alla Crisi in Europa”, organizzata dalla rete di ricerca INSPIRE il 17 luglio a Francoforte, con un intervento intitolato “Non sprecare mai una crisi: Covid-19, Cambiamenti climatici e politica monetaria”. Benché le chiusure provocate dal Coronavirus abbiano prodotto un declino delle emissioni dal 4 al 7%, la signora Schnabel si è lamentata del fatto che ciò è insufficiente (https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2020/html/ecb.sp200717~1556b0f988.en.html).

Infatti, per limitare l’aumento della temperatura ai 1,5 gradi Celsius oltre i presunti livelli pre-industriali, le Nazioni Unite stimano che “le emissioni globali dovrebbero essere ridotte del 7,6% ogni anno tra il 2020 e il 2030”. Tale obiettivo non può essere raggiunto “semplicemente riducendo l’attivitá economica”, ma solo con “un cambiamento strutturale fondamentale dell’economia, che induca cambiamenti sistematici nel modo in cui l’energia è generata e consumata”.

Frau Schnabel ha quindi citato “il significativo ritardo nel discernere i benefici delle misure di mitigazione” che aumenta la difficoltà di introdurre misure dolorose quando gli effetti non sono prontamente disponibili.

La soluzione per la transizione ad un’economia low-carbon: “Un prezzo-carbon efficace, un forte programma di investimenti e un mercato finanziario più verde”. La gentile signora ha anche sostenuto che le banche centrali hanno “un ruolo da svolgere nel mitigare i rischi collegati al clima, anche nell’ambito del loro mandato tradizionale, perché il riscaldamento globale pone rischi severi alla stabilità dei prezzi”.

La chiave per tutto ciò è la chiusura delle “industrie inquinanti”. Lo spostamento di capitali e lavoro che questo richiede potrebbe, a suo dire, “liberare forze inimmaginabili di distruzione creativa schumpeteriana che possono contribuire ad accelerare l’adozione e la diffusione di tecnologie verdi e sostenibili in larghi strati dell’economia”.