Il rapporto della House of Commons sulla guerra in Libia

Il 14 settembre la Commissione Esteri della House of Commons britannica ha rilasciato un rapporto che definisce mal concepita l’invasione della Libia, attribuendone la responsabilità all’ex Premier David Cameron, all’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy (entrambi nella foto, in visita in Libia) e al Presidente USA Barack Obama – e naturalmente anche alla candidata presidenziale Hillary Clinton, allora Segretario di Stato. Sapendo in anticipo delle conclusioni del rapporto, Cameron si è dimesso dal Parlamento due giorni prima.


“C’è un dibattito sul se quell’intervento fosse necessario e su quale base fu deciso, ma una volta deciso, l’intera faccenda si tramutò in regime change e a quel punto non avevamo alcuna cognizione di ciò che sarebbe avvenuto (.), nessuna comprensione della Libia e nessun piano adatto alle conseguenze”, ha dichiarato il presidente della Commissione Crispin Blunt.


“Se l’obiettivo principale dell’intervento della coalizione era il bisogno urgente di proteggere i civili a Bengasi, allora quell’obiettivo fu raggiunto nel marzo 2011 nel giro di ventiquattr’ore. Questo significa che un intervento limitato per proteggere i civili scivolò in una opportunistica politica di regime change con mezzi militari”, conclude il rapporto.


Il risultato dell’intervento, scrive il rapporto, “fu il collasso politico ed economico, la guerra inter-tribale e tra le milizie, le crisi umanitarie e dei profughi, le diffuse violazioni dei diritti umani, la diffusione delle armi del regime di Gheddafi nella regione e la crescita dell’ISIL nel Nord Africa. Grazie alle decisioni prese nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale, l’ex Primo ministro David Cameron è il responsabile ultimo della mancanza di una strategia coerente per la Libia”.


Secondo il rapporto fu Nicolas Sarkozy a proporre per primo l’idea dell’intervento. Crispin Blunt ha dichiarato alla BBC: “Fummo spinti a intervenire dall’entusiasmo francese”. Secondo Le Figaro, Sarkozy tirò fuori la proposta dopo aver ricevuto l’opposizione libica, nel marzo 2011.


E fu Obama, afferma il rapporto, a gettare le basi militari per il cambiamento di regime. Sono riportate le dichiarazioni dell’ex Ambasciatore americano alla NATO Ivo Daalder, che dichiara: “Cameron voleva una zona di interdizione aerea, ma negli USA erano molto scettici. Quando il Presidente Obama (.) chiese come avrebbe funzionato. Gheddafi stava attaccando la gente. Un’area di interdizione aerea non l’avrebbe fermato. Invece, avremmo dovuto bombardare le sue forze che attaccavano la popolazione”. Il rapporto prosegue: “Gli Stati Uniti sono stati strumentali nell’estendere i termini della Risoluzione 1973 oltre l’imposizione di una no-fly zone, fino a includere l’autorizzazione di tutte le misure necessarie per proteggere i civili. In pratica, ciò condusse all’imposizione di una zona di interdizione al traffico e all’assunzione dell’autorità di attaccare l’intera rete di comando e comunicazioni del governo libico”.


E fu un attacco aereo americano al convoglio di Gheddafi che permise ai ribelli di catturare e uccidere brutalmente il capo di stato libico.