Il Parlamento britannico teme la Nuova Via della Seta

La Commissione Affari Esteri della House of Commons (camera bassa) del Parlamento britannico ha pubblicato il 4 aprile un documento strategico in cui si raccomanda al governo di Sua Maestà di non firmare alcun Memorandum d’Intesa con la Cina sulla Belt and Road Initiative (BRI, o Nuova Via della Seta). Lungi dall’essere un semplice atto britannico, il documento è inteso essere un modello per l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Infatti, esso è stato rilasciato pochi giorni prima del vertice tra UE e Cina previsto per il 9 aprile a Bruxelles.

In tipico stile britannico, il documento riconosce gli effetti positivi degli investimenti della BRI nei Paesi in via di sviluppo, ma ammonisce che essi minacciano di minare l’ordine internazionale “liberale” e “basato sulle regole”. Non dice però che quello stesso ordine ha creato guerre, disuguaglianze e povertà e dopo averci regalato una crisi finanziaria mondiale sta per regalarci un altro, ancor più devastante collasso.

Non potendo contestare la validità degli investimenti della BRI, il documento la definisce un’estensione del potere totalitario del Partito Comunista cinese sul mondo intero. Questa accusa è condita con dichiarazioni di cosiddetti esperti di diritti umani e “ex” funzionari dell’intelligence britannico che forniscono una sottile patina di credibilità. Tuttavia, le intenzioni geopolitiche del rapporto emergono chiaramente nel suo definire come aree di interesse strategico britannico gli ex territori imperiali come il Pakistan, oggi importanti corridoi della Belt and Road.

La raccomandazione finale del documento è:

“La Belt and Road Initiative, nella forma in cui viene attualmente perseguita, solleva preoccupazioni in riguardo agli interessi del Regno Unito. Tra questi, il rischio che gli investimenti cinesi incoraggino i Paesi a concludere accordi che minino i criteri internazionali che il Regno Unito si adopera di promuovere, o lascino quei Paesi con debiti insostenibili che minino lo sviluppo e la stabilità politica. V’è anche il rischio che la promessa di investimenti cinesi, o l’indebitamento coercitivo (sic) nei confronti della Cina, possano incoraggiare quei Paesi a unirsi agli sforzi cinesi di minare alcuni aspetti del sistema internazionale basato sulle regole e indebolire le alleanze e i partenariati che contribuiscono a preservare la pace e la prosperità internazionali. Perciò, sulla base di questi rischi, approviamo la decisione del governo di non firmare un Memorandum d’Intesa a sostegno della BRI. Il governo fa inoltre bene a non accettare la richiesta cinese che il Regno Unito fornisca quel che sarebbe a tutti gli effetti un sostegno in bianco a ciò che è un pilastro chiave della sua politica estera” (vedi https://publications.parliament.uk/pa/cm201719/cmselect/cmfaff/612/61202.htm).