Il ministro brasiliano Roberto Mangabeira Unger identifica nello sviluppo scientifico l’unica via dell’indipendenza nazionale

I patrioti brasiliani riconoscono che le inchieste della “Operation Car Wash” contro la corruzione non soltanto puntano a rovesciare la presidentessa Dilma Rousseff, ma anche a mandare in malora il settore scientifico-tecnologico avanzato che è cruciale per la sopravvivenza del Brasile.

Gli alti ufficiali dell’esercito brasiliano credono a ragione che questo sia un attacco alla nazione nel suo insieme proveniente dall’estero.

Lo scorso martedì il fondatore del programma nucleare brasiliano e presidente della società pubblica Eletronuclear, l’ammiraglio Othon Pinheiro de Silva è stato arrestato nell’ambito di sopralluoghi della polizia nelle sedi delle società che sono coinvolte nella costruzione di Angra 3, il terzo reattore nucleare del Paese.

Il giorno successivo il giornale Folha de Sao Paulo ha riferito che è stata avviata un’inchiesta sul progetto della Marina militare di costruire un sommergibile nucleare.

Il ministro per gli affari strategici della presidenza ha affermato in un’intervista con il giornalista Paul Henrique Amorim che pur non potendo interferire nei processi della magistratura, il governo è impegnato in una strategia di sviluppo nazionale per la quale “abbiamo bisogno di un’onda d’urto scientifica e tecnologica. Il complesso industriale della difesa, comprendente i settori strategici del nucleare, della cibernetica e dello spazio, rappresenta il terreno privilegiato per ampliare le frontiere della tecnologia”.

La posizione del Brasile nel mondo dipende dal suo sviluppo interno, ha aggiunto, e pur avendo molto da guadagnare dai rapporti strategici con gli Stati Uniti, dobbiamo considerare gli effetti della nostra assoluta dipendenza, per esempio, dagli Stati Uniti per i nostri sistemi informatici alla base di Internet e per l’uso del GPS. “Il Brasile deve decidere se voglia essere un protettorato degli Stati Uniti, o no. Il nostro esercito non può essere una forza di polizia per mantenere la calma nell’America Meridionale, come forza ausiliaria della difesa americana. Vogliamo una vera Difesa. A tale scopo, dobbiamo costruire tecnologia avanzata, anche in settori cruciali, e solo con tale indipendenza possiamo essere un partner degli Stati Uniti. Partner, sì. Satellite e protettorato, no…”

Ha difeso il complesso industriale della difesa come il volano storico dello sviluppo brasiliano, che trasmette i ritrovati della ricerca nel sistema produttivo. “Affinché il Brasile possa ribellarsi, deve saper dire ‘no’. E per poter dire ‘no’, deve potersi difendere da solo. E per potersi difendere da sé, deve possedere tecnologia di avanguardia, che non dipende dalle grandi potenze del mondo”.

I BRICS sono uno strumento potente di cambiamento nel mondo: “il nostro interesse non si limita alla mera ricerca di un posto al sole, nel sistema esistente. Sta invece nel cambiare il sistema”. Il Brasile e gran parte dell’America Meridionale hanno compiuto l’errore di fondare il proprio sviluppo soltanto sulle ricchezze naturali a portata di mano. Questa strategia ha portato a una bassa produttività dell’economia e “la bassa produttività non è semplicemente una categoria economica; è anche una categoria morale. Essa condanna la maggioranza dei cittadini a vivere vite mediocri…”