I problemi degli Stati Uniti si riassumono nel loro Presidente

Dopo l’approvazione unanime da parte del Senato della legge JASTA (Giustizia contro i sostenitori del terrorismo) che permetterà alle vittime degli attacchi dell’11 settembre di fare causa alla monarchia saudita, i sopravvissuti e i familiari delle vittime hanno pubblicato una dichiarazione di gratitudine e hanno preso di mira Barack Obama, dicendo “Siamo stanchi di assistere alla scena del Presidente Obama che ostacola la nostra via verso la giustizia”.

Hanno identificato correttamente il loro nemico. Obama vorrebbe infatti opporre un veto alla JASTA, per proteggere i sauditi e i britannici che sanno fin troppo sul terrorismo jihadista nel mondo. Da otto anni si rifiuta di pubblicare il capitolo finale, le cosiddette “28 pagine” dell’inchiesta parlamentare sugli attentati mortali dell’11 settembre, e altri documenti sul ruolo assunto dall’Arabia Saudita, che sono state secretate da Bush prima, e da lui poi.

Si avvicina tuttavia il voto del Congresso sulla pubblicazione di tali pagine, una vittoria per lo sforzo di mobilitazione del “Progetto Manhattan” indetto dal politico americano Lyndon LaRouche: ogni settimana una decina di membri del Congresso firma il progetto di legge per la desecretazione.

Da parte sua, Obama manterrà tutto segreto finché potrà e rimarrà alla Casa Bianca: questo è il punto.

Mentre il popolo americano è entrato in crisi economica e in un inferno psicologico, dopo l’11 settembre è stato impegnato in guerre inutili e falcidianti. Obama è il Presidente americano che per più lungo tempo è stato impegnato in guerre, in tutta la storia degli Stati Uniti: tutte le sue guerre sono state avviate senza il consenso del Congresso previsto dalla Costituzione diffondendo il caos ovunque.

Dal rovesciamento e dall’eliminazione fisica di Gheddafi in Libia, è divenuto chiaro che l’obiettivo vero di queste guerre sono la Russia e la Cina, sempre più accerchiate.

D’altra parte queste sono le nazioni, insieme all’India, che stanno offrendo cooperazione nello sviluppo infrastrutturale e nella crescita economica a tutte le nazioni del mondo.

Il recente rafforzamento dei rapporti diplomatici e della cooperazione economica della Russia di Vladimir Putin con il Giappone dà molto filo da torcere a Obama, Wall Street e Londra. Obama ha già chiesto che il Primo Ministro nipponico Abe non vada in Russia per prender parte a un vertice con Putin. Ma in programma ora ve ne sono altri due.

L’intervento in Siria di Putin non soltanto ha arrestato l’ondata di offensiva terroristica, ma è una di una successione di iniziative creative che hanno neutralizzato lo schema obamiano di provocazione bellica. Le iniziative di Putin, come quella con il Giappone, mantengono elevato il potenziale di risoluzioni pacifiche, e di progresso economico e scientifico.

È quel che occorrerebbe ai responsabili degli Stati Uniti. Il problema non sta nei candidati presidenziali in quanto tali, anche se sono pessimi; il problema è il Presidente attuale. Obama è posto sempre più all’angolo dalle mobilitazioni per la giustizia, contro la “guerra permanente”. È giunto il momento di destituirlo, con le procedure previste dalla Costituzione.