Helga LaRouche: la marcia verso la guerra e come fermarla

Helga Zepp-LaRouche ha lanciato un drammatico appello a ribaltare l’attuale dinamica strategica, che sta catapultando il mondo verso la “potenziale estinzione della civiltà”. La presidente dello Schiller Institute ha pronunciato queste parole l’8 maggio, aprendo una conferenza tenutasi all’insegna della necessità di un nuovo paradigma per superare il crollo morale del mondo transatlantico. La conferenza ha riunito relatori di molti Paesi, tutti impegnati a promuovere un approccio di “pace attraverso lo sviluppo”.

L’iniziativa era stata indetta con breve preavviso, dopo la denuncia del cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, sull’emergenza umanitaria in questo martoriato Paese, al fine di mobilitare il sostegno a porre fine alla politica genocida delle sanzioni; politica che, pur violando il diritto internazionale più elementare, è divenuta uno strumento ordinario della politica delle potenze occidentali. Più avanti riportiamo i punti salienti della prima sessione della conferenza. La seconda sessione, che ha dato esempi concreti di come agricoltori, operatori sanitari e cittadini preoccupati stiano lavorando insieme nel Comitato per la Coincidenza tra gli Opposti dello Schiller Institute, sarà argomento del prossimo numero.

Nel suo discorso di apertura, la signora LaRouche ha passato in rassegna i tre pericoli più gravi che il mondo si trova a fronteggiare oggi: 1) la guerra termonucleare, per volontà o per un errore di calcolo, 2) una pandemia e una carestia fuori controllo, e 3) l’ideologia neo-malthusiana di coloro che promuovono lo spopolamento e la “finanza verde”.

Per quanto riguarda il pericolo di guerra, ha indicato le tensioni strategiche tra il cosiddetto Occidente da una parte e Russia e Cina dall’altro, tensioni che hanno raggiunto livelli senza precedenti. Le due micce più pericolose per una guerra nucleare a questo punto, ha detto, sono il conflitto con la Russia sull’Ucraina e con la Cina sulla questione di Taiwan. In questo contesto, a febbraio l’ammiraglio americano Charles Richard aveva istruito il Pentagono ad aggiornare la possibilità di una guerra nucleare da “improbabile” a “molto probabile”.

A marzo, il Programma Alimentare Mondiale ha annunciato che 34 milioni di persone sono “sull’orlo della carestia” ed hanno urgente bisogno di aiuti alimentari. In particolare in Siria, dopo dieci anni di guerra e sanzioni, il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, mentre i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 236% solo nel 2020, anno in cui gli Stati Uniti hanno adottato il vergognoso Caesar Act. Tali “sanzioni unilaterali”, ha dichiarato Helga Zepp-LaRouche, sono assolutamente “illegali” e prendono di mira soprattutto i bambini e i poveri, come si può vedere nella tragica situazione dello Yemen. Queste fasce sono anche le più esposte all’altro flagello, la pandemia, che come mostra la catastrofe in India, può esplodere rapidamente in tutto il settore in via di sviluppo, decimando la popolazione.

Allo stesso tempo, il sistema finanziario transatlantico è in bancarotta, mentre la politica di Quantitative Easing ha portato ad una potenziale esplosione iperinflazionistica come in Germania nel 1923, ma questa volta su scala globale. L’ultimo schema dell’oligarchia finanziaria, soprannominato il “Grande Reset”, è un tentativo disperato di gonfiare una nuova “bolla verde”, attraverso la decarbonizzazione dell’economia – che significa deindustrializzazione – e la riduzione o la messa al bando dell’agricoltura moderna.

Il risultato di tutto questo, ha detto la signora LaRouche, è che siamo al punto che il suo scomparso consorte Lyndon LaRouche aveva previsto già nei primi anni ’70, quando ammoniva che la politica monetarista e neoliberista, unita alle condizioni imposte dall’FMI ai paesi in via di sviluppo, avrebbe portato a nuove pandemie, alla guerra globale e ad un nuovo fascismo. Chiaramente, ha dichiarato, “i nodi sono venuti al pettine”.

Tuttavia, per la presidente dello Schiller Institute, non è troppo tardi per cambiare la situazione. Ma per questo abbiamo bisogno di una massiccia mobilitazione di tutte le forze sane per garantire la creazione di un’infrastruttura sanitaria globale, insieme a programmi di alleviamento della povertà – come quelli che la Cina ha attuato con successo – creando un nuovo sistema creditizio esclusivamente orientato agli investimenti produttivi nell’economia reale, invece che nella speculazione, e mettendo fine una volta per tutte alla geopolitica, a favore della cooperazione intorno agli obiettivi comuni dell’umanità.