Due appelli dalla Grecia per cancellare il debito e porre fine all’Euro

Invece di onorare i pagamenti del debito pubblico illegittimo, la Grecia dovrebbe usare queste risorse per combattere la pandemia di Covid-19. Questo punto di vista è sostenuto dall’ambasciatore greco ad honorem Leonidas Chrysanthopoulos (foto) in un articolo che circola ampiamente sui siti di natura politica e sui social network greci. Il governo greco, osserva, ha già dichiarato misure per un importo di 6,8 miliardi di euro per proteggere la popolazione nei mesi di marzo e aprile. Mentre queste misure “erano corrette e sono state accolte favorevolmente dalla popolazione, sorge il problema di che cosa accadrà dopo che questa somma sarà stata spesa e la pandemia continuerà come previsto”.
Già prima della crisi del Covid-19, il governo era sotto pressione per ridurre gli stipendi e le pensioni del settore pubblico, che erano già stati tagliati del 60% in base agli obblighi previsti dai memorandum imposti alla Grecia dai prestatori dell’UE e dal FMI. Ma ogni nuovo taglio, avverte Chrysanthopoulos, riaccenderebbe la spirale del collasso economico in un momento in cui il sistema economico globale sta crollando.
Dal punto di vista di questo ex diplomatico con una lunga esperienza, la Grecia non ha altra alternativa che “dichiarare la cessazione dei pagamenti o una moratoria ai creditori dell’UE per il cosiddetto debito pubblico della Grecia”. Tali pagamenti, allo stato attuale, ammonteranno a 5,9 miliardi di euro nel 2000, 4,9 miliardi nel 2021, 9,4 miliardi nel 2022, per poi salire a 11,7 miliardi nel 2023, 9,4 miliardi nel 2024, 9,24 miliardi nel 2025, 8 miliardi nel 2026, 5,9 miliardi nell’anno successivo e 11,5 miliardi nel 2028, ecc. Pertanto, egli ne propone la cessazione almeno per gli anni 2020 e 2021, al fine di avere le risorse “per assicurare la sopravvivenza della popolazione della Grecia”. La Grecia dovrebbe farlo, senza chiedere il permesso ai finanziatori, continua, che non saranno comunque in grado di reagire a causa della crisi. Né la Grecia può aspettare le decisioni dell’UE sui Coronabond.
In un altro articolo Theodore Katsanevas, presidente del partito anti-euro Drachma e noto economista, ha citato il fatto che l’OCSE (vedi sotto) prevede che la Grecia perderà il 35% del PIL a causa della pandemia, soprattutto a causa del crollo del turismo. “Ciò significa che il 70-80% delle entrate del turismo e delle sue attività moltiplicatrici, che ammontano a circa il 25-30% del PIL greco, andrà perduto… in un solo anno perderemo una quantità di PIL simile o addirittura superiore a quella persa negli ultimi dieci anni della crisi tra il 2009 e il 2019”.
Katsanevas è anche contrario agli Eurobond, che definisce un “debito che graverà su tutti i Paesi membri dell’Eurozona… non importa chi li paga. Gli Eurobond sono prestiti carichi di debito, che riducono la liquidità, riducono la domanda già limitata e aggravano la crisi e il rallentamento dell’economia”. Eppure, come ha dimostrato l’ultimo vertice del Consiglio europeo, “nemmeno questo discutibile risultato viene accettato dalla Germania, che governa realmente la cosiddetta Unione Europea e, soprattutto, l’Eurozona”.
Katsanevas contrappone la politica dell’UE a quella degli Stati Uniti, dove sono stati iniettati 2.000 miliardi di dollari di liquidità nell’economia per dare impulso alla domanda. A suo avviso, questa è “una politica realistica in tutti i tempi di crisi e soprattutto dopo le guerre e le situazioni come quella odierna”. Nella stessa direzione, Canada, Gran Bretagna e altri Paesi hanno la loro valuta. Gli Stati Uniti e altri Paesi “normali” stanno stampando denaro per stimolare la domanda, mentre la Germania si rifiuta persino di incanalare una limitata liquidità attraverso gli Eurobond”.
Un risultato positivo è possibile, conclude. Ma significa “smantellare completamente e irreversibilmente l’Europa della Germania e il crimine dell’Euro”.