Dopo le batoste dell’SPD alle regionali, il governo di Berlino è sempre più instabile

La coesione della coalizione di governo del Cancelliere Olaf Scholz viene minata da numerosi e gravi attriti che vanno dalle questioni di politica economica e sociale alle differenze su come rispondere alla guerra in Ucraina. L’impressione dominante è che Scholz stia trasformando la Germania in un paese in guerra, cedendo alle posizioni antirusse coordinate dei Verdi e del liberale FDP. In questo modo si sta alienando ampie porzioni del suo stesso partito SPD, la cui base elettorale è tradizionalmente favorevole a buoni rapporti con la Russia.
La lotta interna che dilania l’SPD è alla base delle ingenti perdite subite dal partito nelle elezioni per il Parlamento statale nello Schleswig-Holstein dell’8 maggio (40% in meno rispetto alle elezioni precedenti) e poi di nuovo nel Nord Reno Westfalia (NRW) del 15 maggio (quasi il 25% in meno). Il leader della SPD nel Nord Reno Westfalia, Thomas Kuschaty, ha contribuito egli stesso alla fuga di elettori, costringendo Thomas Geisel (foto), popolare ex sindaco di Düsseldorf, a cancellare una dichiarazione contro la guerra sul suo sito web, in cui criticava anche l’ambasciatore ucraino a Berlino Andrej Melnyk per quello che è: un promotore della propaganda di guerra e della militarizzazione dei rapporti tedesco-ucraini. Per la SPD, il risultato del voto nel NRW del 15 maggio è stato il peggiore dei 75 anni di storia elettorale dello Stato.
Il fatto che il Cancelliere Scholz abbia finalmente accettato di assecondare i media mainstream favorevoli alla guerra va a vantaggio dell’opposizione della CDU e ancor più dei Verdi, che hanno triplicato i voti nel NRW e puntano ad esercitare un influsso ancora maggiore sulla coalizione a tre. Ma il grande vincitore è stato l’astensionismo, che ha raggiunto il record del 55%. L’affluenza alle urne è stata particolarmente bassa nelle aree tradizionali della classe operaia e invece alta nei quartieri abbienti, che tendono a votare verde.
L’impennata dei Verdi è anche una pessima notizia per la Germania in termini economici, perché, oltre a sostenere in toto il Green Deal dei banchieri, hanno preso l’iniziativa di chiedere sempre più sanzioni contro Mosca che minacciano direttamente le industrie tedesche. Così, nel tentativo di far accettare il divieto totale delle importazioni di petrolio russo, il ministro dell’Economia Robert Habeck dei Verdi si è recato la scorsa settimana a Schwedt, nello Stato del Brandeburgo, dove si trova la più grande raffineria tedesca, la PCK, specializzata nella lavorazione del petrolio pesante proveniente dalla Russia. La maggior parte delle regioni orientali della Germania viene rifornita di benzina e altri prodotti petrolchimici da Schwedt ed un terzo di tutto il bitume necessario per la costruzione di strade viene prodotto dalla PCK. Contrariamente a quanto sostengono Habeck e i Verdi, il petrolio russo non può essere sostituito da altre fonti, né la PCK può passare facilmente dal petrolio all’“idrogeno verde”. La ristrutturazione necessaria per farlo richiederebbe circa dieci anni per essere completata. Il governatore del Brandeburgo Dietmar Woidke, della SPD, si è apertamente opposto alle sanzioni contro la Russia a causa degli effetti devastanti sull’economia della Germania orientale.