Pubblichiamo il discorso di Claudio Giudici, presidente nazionale di Uritaxi, alla conferenza in memoria di Lyndon LaRouche che si è tenuta a Bad Soden il 16-17 novembre:

Lyndon LaRouche: un genio “fiorentino” ovvero la soluzione dell’oggi è sempre l’Uomo che opera nella Verità

Avrei voluto fare questo discorso in memoria di Lyndon LaRouche in lingua inglese, ma alla luce delle persone che rappresento in Italia, visti i concetti già di per sé, purtroppo, non comuni, ritengo che il mio intervento possa essere più efficace se parlerò italiano.
Ho conosciuto Lyndon LaRouche durante la crisi finanziaria del 2000, prima della sua famosa previsione del gennaio 2001, quando egli ipotizzò che avremmo dovuto attenderci un “nuovo incendio del Reichstag” negli Stati Uniti, sotto la guida dei neo-con. Dunque, quando il successivo 11 settembre le Twin Towers furono abbattute, chi come me conosceva quel suo monito, era pronto a comprendere il processo che sarebbe partito da quel momento. Da quel giorno, infatti, partirono: una fase di radicale colonizzazione del Medio-Oriente, ed una fase, qua da noi in Occidente, di sistematica e spregiudicata propaganda, all’insegna di un costante allarme terrorismo. Partì così la stagione delle guerre preventive, delle guerre umanitarie, col paradossale contrasto di sempre minor umanità nel governo di quegli stessi Stati che dell’umanitarismo volevano farne una missione… ma per gli altri! Infatti, nel frattempo, proprio questi Stati smantellavano Stato sociale e diritti del lavoro e procedevano spediti, con le ricette liberiste, verso quella “disintegrazione controllata dell’economia” propugnata dal Council on Foreign Relations.
Nel 2003 a Milano, invece, ebbi l’opportunità di conoscere personalmente LaRouche. Nello stesso fine settimana fui invitato ad un pranzo con Romano Prodi, ma preferii assistere personalmente, dal vivo, ad un incontro con questo rivoluzionario uomo. E a proposito di rivoluzione, LaRouche, come i veri rivoluzionari, era radicale nelle idee, ma moderato nei metodi, sebbene creativo grazie alla cultura classica. E circa la creatività, abbiamo di recente visto un saggio del metodo di LaRouche, da parte di una giovane attivista di fronte ad Alexandra Ocasio-Cortez, che facendo ricorso all’arte recitativa ed al paradosso, ha messo su un pezzo di cui sarebbe stato fiero un Rabelais, facendo emergere la follia insita in posizioni anti-umane come quella malthusiana della decarbonizzazione che pone l’uomo come nemico del pianeta invece che sua più alta espressione, come insegnano le tradizioni, filosofie e religioni millenarie che ancora oggi guidano la via di un mondo che, leibnizianamente, è sulla strada del progresso. L’Uomo, dunque, come stadio più alto del processo evolutivo ed anti-entropico del Creato.
E così in questo discorso mi addentro già sui principi della filosofia larouchiana, considerando egli il massimo continuatore politico, nel nostro secolo, della tradizione giudaico-cristiana, della tradizione platonica, attraverso l’Umanesimo, Keplero, Leibniz, il Sistema americano di economia politica e Franklin Roosevelt.
In quanto politico ed economista, si potrebbe pensare che parlare di LaRouche voglia dire parlare di queste due branche delle scienze umane, ma si cadrebbe nell’errore proprio del nostro tempo di considerare l’uomo in termini utilitaristici, come uno specialista di qualche settore… quel che basti a quel settore! Ed è proprio per questo che non funzionano, e così tanto male hanno fatto i governi tecnici. LaRouche era invece un pensatore universale e per chi come me è di Firenze, per raccontarlo, viene facile pensare a uomini come Leon Battista Alberti, Leonardo Da Vinci, o Lorenzo il Magnifico, come geniali esponenti di quel Rinascimento fiorentino che LaRouche spesso citava. E se lui era tale, era questo il primus che la sua visione filosofica, politica, economica, richiedeva come missione eterna per l’umanità: investire sulla capacità di ragione cognitivo-creativa dell’uomo, al fine di garantire lo “sviluppo integrale di ogni uomo, di tutto l’uomo” (prendendo a prestito un’efficace formula di Benedetto XVI).
Ed è su questo che allora mi preme soffermarmi: lo sviluppo integrale dell’uomo contrapposto invece allo sviluppo sostenibile. Nel primo caso, come insegna Platone, l’uomo è collaboratore di Dio allo sviluppo del Creato, nel secondo caso l’uomo è quasi un incidente della natura – non il suo prodotto più evoluto che porta la biosfera al più nobile livello di noosfera! – ma un elemento da contenere, tenere a bada come può farsi con un cane agitato. Ed è quest’ultima infatti la visione di fondo che permea la nuova dottrina che dall’ambientalismo di rottura che ha portato a manipolare una ragazzina innocente come Greta Thunberg, trova una sua più nobile (ma solo in apparenza) formula, nell’espressione di “nuovo umanesimo” – ripresa anche in Italia dal presidente Conte e da Papa Francesco, sotto l’influsso di Edgar Morin -, ma che invece è la versione sarpiana del concedere all’uomo un po’ di sviluppo, un po’ di scienza e tecnologia, ma senza esagerare (!).
Ed allora è qui che LaRouche rischia di rompere i giochi che le élite vanno preparando, e per cui il suo movimento politico e lo Schiller Institute chiedono non a caso la riabilitazione.
C’è un pessimismo antropologico e scientifico che domina l’attuale modello culturale, e se guardiamo al ciclo breve della storia (diciamo degli ultimi cinquant’anni) soprattutto in Occidente, non c’è di che essere allegri, ma se guardiamo al ciclo lungo, allora, dobbiamo essere ottimisti e considerare quanto il genere umano sia cresciuto in termini di civilizzazione, moralità, potenzialità economiche, scientifiche, democratiche, sociali. E se vogliamo uscire da questo ciclo breve della storia, dobbiamo attingere ai grandi periodi che ci hanno fatto uscire dalle epoche buie. E allora dobbiamo guardare al Rinascimento fiorentino che sulla riscoperta del platonismo trovò la propria pietra angolare, e al secondo dopoguerra che sul cristianesimo trovò il proprio slancio morale. Entrambi questi periodi furono periodi di ricostruzione. E come ricostruirono? Partendo proprio da quel primus che LaRouche ha posto a pilastro della propria visione politica ed economica: l’Imago Viva Dei, ossia un antropocentrismo collegato a quei principi fisici universali che sono espressione di un principio di Verità, di un Dio, preesistenti. E così l’Uomo non è il nemico di questo tempo, l’inquinatore seriale che oggi il complesso culturale dominante ci descrive, ma la sua soluzione se opera nel rispetto di quelle leggi, della Verità. E perchè queste non siano solo belle parole, allora abbiamo bisogno di investire sull’uomo, su ogni uomo, su tutto l’uomo. Ecco perchè è fondamentale che dal paradigma finanziario, del denaro, si passi al nuovo paradigma dell’economia fisica come metro di misura della capacità economica. Sotto tale nuova luce, ciò che conta non saranno i debiti degli Stati, ma quanto sia efficiente il sistema scolastico e quello sanitario, il sistema infrastrutturale e quello produttivo. Questa era la visione di grandi umanisti come Tommaso Moro, dello stesso Leibniz che preconizzava una società delle arti e della scienza, ma se qualcuno ingenuamente pensa che tutto questo sia poco “concreto”, è bene ricordare allora che essa era la visione e l’applicazione del Sistema americano di economia politica, di ciò che fecero gli Stati Uniti sotto Franklin Roosevelt, ma anche di ciò che fece l’Europa durante il cd. “trentennio glorioso” del secondo dopoguerra. E per ritrovare quella strada, LaRouche ci ha anche detto come fare in economia politica: passare da sistemi monetari a sistemi creditizi che si ripagheranno grazie al costante progresso tecnologico-scientifico dell’economia fisica.
Grazie.

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi

Segue il video dell’intervento di Claudio Giudici alla conferenza dello Schiller Institute: