Diane Sare, candidata presidenziale indipendente, ha dichiarato che se Trump bombarderà gli impianti di produzione elettrica dell’Iran, come ha minacciato su Truth Social il 21 marzo, “ciò non porterà alla seconda venuta di Gesù Cristo, come potrebbero avergli promesso la sua consulente spirituale Paula White o [il ministro della Guerra] Pete Hegseth, ma porterà sicuramente all’inferno sulla Terra e a decine di milioni o forse miliardi di morti”.
Nella dichiarazione, disponibile sul suo sito web (https://sareforpresident.com) la Sare ha ricordato che ben venti anni fa, nel 2006, lo statista americano ed ex candidato alla presidenza Lyndon LaRouche scrisse: “L’importanza dell’Iran come bersaglio all’interno di uno schema globale più ampio è principalmente duplice: innescare un crollo dell’attuale economia mondiale, creando una devastante crisi petrolifera globale nella regione dell’Asia sud-occidentale, e diffondere le forze del caos attraverso il Caucaso, l’Asia centrale e l’Ucraina, per distruggere l’attuale rinascita dell’influsso della Russia a cui è attualmente associato il governo del presidente Putin. Pertanto, gli sforzi del governo russo per stabilizzare la situazione in Iran e nei paesi limitrofi sono il bersaglio delle energie disperate attualmente dispiegate a livello globale dalle forze del caos, dal governo Blair e dai suoi complici nel governo statunitense di Bush-Cheney”.
Benché Tony Blair non sia più in carica, lui e il suo collaboratore Jonathan Powell si sono inseriti nella squadra di negoziatori composta da Jared Kushner e Steve Witkoff per garantire che la diplomazia fallisca e regni il caos genocida, ha sottolineato la candidata.
La Sare ha condiviso le preoccupazioni espresse da analisti seri come il tenente colonnello Danny Davis, che sospettano “un deterioramento dello stato mentale del Presidente, cosa che lo renderebbe passibile di destituzione ai sensi del 25° emendamento”, ma per rimuovere la follia occorre che “vengano rimossi anche gli autori di questa politica”. Questo sarebbe un buon momento, ha concluso la Sare, “affinché il presidente russo Vladimir Putin o il presidente cinese Xi Jinping, che godono entrambi del rispetto di Trump, contattassero il presidente americano per suggerirgli una soluzione alternativa a questa crisi”.