Xinjiang: la “terra meravigliosa” e l’ingresso per la Belt and Road

Il 14 luglio il Belt and Road Institute in Svezia (BRIX) ha tenuto un webinar per affrontare l’importanza economica della provincia cinese dello Xinjiang (regione autonoma uigura) per la Nuova Via della Seta (BRI) e la cooperazione economica con i paesi vicini. Il popolo cinese chiama lo Xinjiang “la terra meravigliosa”, da cui il titolo del webinar. Il webinar è stato promosso simultaneamente dal BRIX, dall’Ambasciata cinese in Svezia e dal Dipartimento del Commercio della Provincia dello Xinjiang, che ha tenuto un evento speciale a Urumqi, la capitale dello Xinjiang.

L’ambasciatore cinese in Svezia, Gui Congyou, funzionari dello Xinjiang, diplomatici del Pakistan e della Bielorussia, oltre a funzionari governativi attuali ed ex, parlamentari ed esperti dal Pakistan, dalla Svezia, dalla Norvegia, dall’Italia e dai Paesi Bassi, hanno riferito la loro esperienza degli sviluppi economici e sociali nello Xinjiang e nei paesi limitrofi della Cina.
S.E. Gui Congyou, ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Svezia, nel discorso di apertura, ha sottolineato l’enorme successo dell’industria turistica come risultato del fatto che lo Xinjiang ha superato la lunga stagione di terrorismo. Il governo cinese ha dato un giro di vite ai terroristi e ha organizzato programmi educativi per le persone esposte alle idee terroristiche ed estremiste. Il risultato è stato l’assenza di terrorismo in quattro anni. Tutti i gruppi etnici sostengono gli sforzi del governo contro il terrorismo, ha sottolineato l’ambasciatore e poi ha citato le indagini che dimostrano che non c’è nessun lavoro forzato nella regione. “Come può esserci lavoro forzato nella produzione del cotone quando la produzione è meccanizzata”, ha chiesto. La popolazione uigura sta crescendo, ha continuato e ha chiesto: “Come può essere un genocidio?

E’ seguita una tavola rotonda con sette funzionari dello Xinjiang. La signora Zhu Yong, Vice direttore generale del Dipartimento del Commercio della regione autonoma uigura dello Xinjiang ha dato un ampio quadro della vasta provincia dello Xinjiang, che copre un sesto del territorio cinese e un quarto dei suoi confini. È la patria di 56 gruppi etnici, ha detto, ma anche della nazione cinese da secoli. Il clima temperato la rende ideale per la produzione di frutta come pere e uva. Ha un enorme potenziale per il turismo. È un patrimonio naturale mondiale e ha un’abbondanza di cultura.
Con lo sviluppo economico, ora viene mantenuta anche la stabilità della società. Nel periodo 1990-2016 è stata devastata dai secessionisti terroristi con migliaia di attacchi violenti. La legge viene manutenuta affrontando alla radice le cause di questi problemi. La vita delle persone è migliorata con l’aiuto delle scuole professionali. Il terreno di coltura dell’estremismo religioso e del terrorismo è stato rimosso. Per quattro anni di fila non c’è stata alcuna incidenza di terrorismo, ha detto. Il miglioramento dell’economia e lo sradicamento della povertà rendono possibile una buona vita invece di idee terroristiche.

Gli sforzi per rimuovere le sostanze inquinanti e migliorare il paesaggio con progetti di irrigazione di serbatoi d’acqua hanno reso lo Xinjiang più bello. Come risultato, il turismo è aumentato drasticamente a 200 milioni di visite 2019 e i piani sono ora di raggiungere 300 milioni.
Sono stati avviati numerosi progetti infrastrutturali importanti. Le ferrovie raggiungono la maggior parte dello Xinjiang, e il 75% di tutte le contee hanno autostrade. Tutti i villaggi hanno strade solide, elettricità e connessioni a banda larga. I centri regionali si stanno sviluppando velocemente. 2,5 milioni di unità abitative sono state costruite e molte altre sono state riparate. La gente si è trasferita in nuove case, ha riferito la signora Zou Yong che ha anche mostrato un video dei miglioramenti nello Xinjiang.
Il professor Michele Geraci, ex sottosegretario allo Sviluppo economico, ha presentato le sue ultime scoperte dopo aver visitato lo Xinjiang nel maggio di quest’anno. Ha detto che è difficile per le persone in Occidente capire cosa sta succedendo nello Xinjiang a causa delle narrazioni correnti. Ha detto che la gente dubitava persino che lui fosse lì, e ha dovuto dimostrarglielo con dei video. Geraci ha detto: “È più facile imbrogliare la gente, che convincerla di essere stata imbrogliata”. Geraci ritiene che la discussione sul genocidio non sia vera. “Le accuse parlano di 3mn di persone internate, campi etc. Ora la popolazione e’ di 12.5 milioni. Quindi secondo le accuse ogni 4 persone, una è internata. Ciò è quasi matematicamente impossibile senza che i partenti/amici/fratelli/sorelle rimasti “fuori” ne vengano coinvolti. Io ho incontrato e parlato (anche nel mio primitivo lingua uigura) circa 200/300 persone, ed osservato molte di più nella vita di ogni giorno”.

Geraci, che proviene da una nazione che è stata devastata dal terrorismo negli anni ’80, ha detto che “la gente in Occidente non è consapevole della quantità di attacchi terroristici compiuti in precedenza nello Xinjiang e in altre parti della Cina. Tuttavia, la Cina ha scelto di non dare a questi attacchi copertura mediatica e ispirazione ai terroristi come ha fatto l’Occidente”.
Nell’ultima visita, dopo precedenti incontri prestabiliti, è andato da solo su un treno per viaggiare completamente libero come a Shanghai. Il professor Geraci, che parla correntemente il mandarino ha constatato incontrando le persone nei mercati e nelle strade che i problemi di cui si parla non riguardano nessuna minoranza etnica o religiosa. “Perché prendersela solo con gli uiguri quando ci sono 56 minoranze? Perché la Cina dovrebbe prendere di mira solo una minoranza in una provincia? È completamente infondato”, ha detto e ha mostrato un video della sua visita nel maggio scorso.
Il Prof. Michele Geraci, che vive e insegna in Cina, ha tenuto una serie di videocast per informare sulla Cina dal suo punto di vista di economista: https://www.youtube.com/watch?v=pXglcE_nqvE&list=PLuDSAKjxBi453l1YM-SZBeVf71XNzZJVV&index=7
L’on. Thore Vestby, ex membro del Parlamento norvegese e co-fondatore della Fondazione ICHI in Norvegia, ha detto di poter confermare quanto detto dal professor Geraci. Il signor Vestby era stato nello Xinjiang nel 2019 e aveva visto molti degli stessi posti. “C’erano molti posti di blocco, ma mi sentivo fisuco come se fossi tornato in Norvegia”, ha detto. Vestby è anche un membro del consiglio della Transnational Foundation for Peace & Future Research -TFF dove, insieme a Gordon Dumoulin e Jan Oberg, ha pubblicato un rapporto di rilevanza internazionale nell’aprile di quest’anno, denunciando le narrazioni occidentali sullo Xinjiang. Il rapporto si chiama “The Xinjiang Genocide Determination As Agenda – A Critical Analysis Of A Report By The Newlines Institute And The Raoul Wallenberg Center”.
https://transnational.live/2021/05/19/%f0%9f%9f%a5-breaking-the-xinjiang-genocide-determination-as-agenda/

Hussein Askary, membro del consiglio del Belt and Road Institute in Svezia – BRIX nella sua presentazione si è concentrato sull’importanza economica e strategica dello Xinjiang come ponte verso il mondo musulmano, che ha una lunga storia, e verso le nazioni dell’Asia centrale senza sbocco sul mare, così come l’Africa. Ha dichiarato che, non essendo mai stato nello Xinjiang e non essendo un esperto della Cina, si sarebbe concentrato sul collegamento con l’Asia centrale lungo la BRI. Ci sono troppi giornalisti e pensatori in Occidente che non sono mai stati nello Xinjiang né in Cina, eppure si considerano esperti della Cina e scrivono tutti i tipi di storie sullo Xinjiang.
Askary ha presentato i diversi progetti e accordi di cooperazione tra la Cina e i paesi dell’Asia centrale. Molti piani di sviluppo nazionale di questi paesi sono ora allineati con la BRI.