Un precedente per l’Europa? La Svizzera boccia la legge sul CO2

In un referendum tenutosi il 13 giugno, i cittadini svizzeri hanno votato contro la nuova legge sul clima, la “Legge sul CO₂” con una maggioranza del 51,5%. Mentre gli oppositori della legge stappavano le bottiglie di champagne, la lobby del clima parlava di una “giornata nera per la protezione del clima” e di un “mucchio di macerie per la protezione del clima”, secondo un articolo del sito finanziario/economico Cash. La legge, imponendo tasse e tariffe più alte sull’uso dei combustibili fossili, avrebbe provocato un forte aumento del costo della vita, che è già alto nel Paese, poiché tutti sarebbero stati colpiti dagli aumenti dei prezzi del carburante, delle tasse e dell’energia.
Mentre il “Sì” ha vinto nelle grandi città, la popolazione rurale si è espressa fortemente per il No, anche in un altro referendum su una legge che avrebbe vietato l’uso di pesticidi artificiali. Quest’ultimo è stato sconfitto con una maggioranza del 61%.
Il Partito Popolare Svizzero (SVP), il più grande del Paese, si è mobilitato per il “No” sulla CO2, mentre i liberali (FDP) erano divisi, con una buona fetta per il no. Inoltre, si opponevano anche le associazioni industriali, l’associazione dei distributori di carburante, benzina e diesel, l’Automobile Club Nazionale e l’Associazione degli Aerodromi, che comprende tutto, dai piccoli aeroporti agli aeroporti internazionali di Zurigo e Basilea. E l’associazione dei proprietari di case e le associazioni delle piccole imprese hanno condotto una campagna per indurre la classe media a votare No.
L’SVP sosteneva che la proposta di legge sul CO₂ non solo sarebbe stata costosa, ma anche di dubbia efficacia. Apparentemente, ha convinto gli elettori ben oltre la normale base di sostegno.
Questa non è la prima volta che gli svizzeri rifiutano di accettare le eccessive privazioni personali e le perdite economiche richieste dalla lobby del cambiamento climatico. Nel 2000 sono state respinte tre proposte di tassazione per le energie non rinnovabili, così come varie altre iniziative. Nel 2017, la maggioranza invece ha votato “Sì” per l’abbandono progressivo del nucleare, che produce il 40% dell’energia in Svizzera.
Proprio il 26 maggio, il governo svizzero si è ritirato dai negoziati con Bruxelles su un trattato che avrebbe ampliato i rapporti con l’UE e comportato la perdita dei poteri sovrani della Svizzera, perché sapeva che se si fosse arrivati a un referendum, l’accordo non sarebbe passato.
La domanda ora è se il voto contro la legge sulla CO2 avrà un effetto di ritorno nell’UE, dove c’è una crescente opposizione alle politiche sul cambiamento climatico. La Polonia è in rivolta, essendo stata costretta a chiudere l’industria del carbone del Paese, che fornisce il 65% della sua elettricità. Ma la nazione chiave è la Germania, che ha la politica energetica più irrazionale di tutti e dove a settembre si terranno delle elezioni politiche dall’esito imprevedibile. Finora, coloro che si oppongono alla “transizione energetica” hanno avuto paura di denunciarla pubblicamente, ma il voto svizzero li incoraggerà, si spera.