Realtà e miti dell’accordo sul nucleare iraniano

Lo Joint Comprehensive Plan of Action (JCPA) – così si chiama l’accordo raggiunto a Ginevra il 14 luglio tra l’Iran e il gruppo P5+1, potrebbe costituire una svolta nella politica mondiale, se non fosse per la mancanza di chiarezza e di buone intenzioni da parte delle grandi potenze, in particolare degli Stati Uniti e del Presidente Obama personalmente, e della monarchia Britannica, che continuano a perseguire una politica di cambiamento di regime in Medio Oriente e azioni provocatorie contro la Russia e la Cina.

Sulla carta, lo JCPA è un passo cruciale per risolvere temi molto sensibili di sicurezza globale. Esso afferma che l’Iran sarà liberato dalla morsa delle sanzioni economiche imposte dall’ONU, dagli USA e dall’UE, se riesce a dimostrare che rispetta i termini dell’accordo. Le verifiche saranno condotte dall’Ente Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), il cui direttore generale Yukia Amano ha firmato il 14 luglio un accordo per una “road map” col Vicepresidente iraniano Ali Akbar Salehi. Agli ispettori dell’IAEA sarà garantito l’accesso regolare a tutti gli impianti nucleari iraniani.

La condizione più importante che l’Iran deve soddisfare è la riduzione del 98% degli stock di uranio debolmente arricchito, e delle centrifughe da 19 mila a 6 mila per almeno quindici anni. Da qui al 2030, inoltre, l’Iran si è impegnato non solo a non arricchire l’uranio al di sopra del 3,67%, ma anche a non costruire altri impianti di arricchimento o ad acqua pesante. L’attività di arricchimento si limiterà ad un singolo impianto che per dieci anni userà centrifughe della prima generazione. Altri impianti verranno convertiti per evitare il rischio di proliferazione.

Tuttavia i negoziati, che si trascinano da oltre dieci anni, erano centrati su una falsa premessa: che l’Iran lavorasse alla costruzione di un’arma nucleare. Persino gli enti di intelligence USA hanno riportato, nel loro “intelligence assessment” del 2007 e del 2011, che non c’erano prove a sostegno di quest’accusa. Teheran ha sempre negato di avere l’intenzione di sviluppare un’arma nucleare, e il leader spirituale supremo Ayatollah Khamenei ha emesso un decreto religioso, una Fatwah, che proibisce lo sviluppo di armi nucleari e chimiche.

È verò però che l’Iran ha sempre asserito il proprio diritto allo sviluppo e all’uso della tecnologia nucleare civile, e i suoi negoziatori e leader politici hanno annunciato giustamente di aver vinto quella battaglia il 14 luglio. Dal canto suo, il Presidente Obama ha dichiarato di aver vinto la sua battaglia impedendo all’Iran di acquisire l’arma nucleare.

In ogni caso, la collaborazione dei funzionari russi e cinesi con la squadra del segretario di Stato USA John Kerry è stata l’elemento chiave per raggiungere l’accordo. Se le sanzioni verranno veramente tolte, ciò trasformerà l’Iran in una grande potenza e in un mercato regionale e aprirà una nuova dimensione per la strategia di sviluppo e cooperazione tra Est e Ovest della Nuova Via della Seta.