Putin rilancia il vertice del G5

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) si è aperta quest’anno all’insegna del Covid-19, che ha costretto i capi di stato e di governo a intervenire in videoconferenza invece di recarsi a New York. Si è anche tenuta all’insegna delle crescenti tensioni internazionali, che hanno riportato d’attualità i pericoli di guerra mondiale che sembravano spariti con la fine della Guerra Fredda.

Il Presidente russo Vladimir Putin, come sanno i nostri lettori, ha proposto nel gennaio scorso un vertice tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (UNSC), che sono anche le principali potenze nucleari. Lo Schiller Institute si è incaricato di proporre i contenuti di tale vertice, discutendoli in diverse conferenze internazionali a partire dall’aprile scorso.

Benché finora non sia stato possibile, Putin ha rilanciato la proposta nel suo intervento all’UNGA il 22 settembre, proponendo che i cinque leader si incontrino non appena lo permetta la pandemia. Nelle “attuali, difficili circostanze”, ha detto, i cinque membri permanenti dell’UNSC dovrebbero assumere la leadership. “Pienamente consapevole di questa responsabilità, la Russia ha suggerito di convocare un vertice dei G5, che dovrebbe mirerebbe a riaffermare i principi chiave di comportamento negli affari internazionali, elaborando modi per affrontare con efficacia i temi più scottanti di oggi. È incoraggiante che i nostri partner abbiano sostenuto l’iniziativa. Ci aspettiamo di tenere un simile vertice – in persona – non appena la situazione epidemiologica lo renda possibile”.

Il Presidente Xi Jinping, dal canto suo, ha sottolineato la necessità di costruire un tipo nuovo di rapporti internazionali e “una comunità dal futuro condiviso”, per promuovere un “nuovo paradigma di sviluppo”. In particolare, Xi ha posto l’accento sulla cooperazione globale necessaria per combattere la pandemia, con enfasi speciale sull’aiuto ai paesi in via di sviluppo, specialmente in Africa, nell’acquisizione del vaccino.

Il Presidente Trump ha svolto un breve intervento lo stesso giorno di Xi. Pur avendo menzionato “il destino di pacificatore dell’America”, si è sfortunatamente concentrato sugli attacchi alla Cina come causa di una miriade di problemi nel mondo. Ha sostenuto che Pechino debba essere “ritenuta responsabile” della diffusione della pandemia e per ogni tipo di inquinamento, violazioni commerciali e altro.

Trump è stato talmente provocatorio che l’ambasciatore cinese all’ONU, presentando il video di Xi Jinping, ha abbandonato i modi diplomatici per denunciare “l’unilateralismo, il protezionismo e la prepotenza” degli Stati Uniti, aggiungendo che “la Cina respinge le accuse senza fondamento” e compirà passi formali di protesta.

Trump sta evidentemente reagendo alle forti pressioni del “partito della guerra” angloamericano in vista delle elezioni presidenziali. Da quattro anni, l’intera durata del suo mandato, è sotto l’assalto delle false accuse del Russiagate, dei ripetuti tentativi di impeachment da parte dei democratici e, recentemente, dalle rivolte di strada finanziate dai miliardari di Wall Street e di Silicon Valley e dalle vere e proprie minacce di golpe militare da parte degli stessi generali responsabili delle “guerre perpetue” degli ultimi decenni. Trump si è opposto al “complesso militare-industriale”, ma non è stato in grado di neutralizzarlo. Per questo c’è da aspettarsi che le tensioni interne agli Stati Uniti aumentino ben oltre la scadenza elettorale del 3 novembre.