Microchip e noli marittimi: c’è una scarsità artificiale?

Assieme all’aumento dei prezzi energetici, l’economia mondiale è gravemente minacciata da una mancanza di microchip, che sta paralizzando numerosi settori produttivi, e da un aumento quasi iperinflazionistico dei noli marittimi. Secondo la versione dell’establishment finanziario, la ripresa dell’economia mondiale trainata dalla Cina ha provocato una scarsità di semiconduttori e di capacità di trasporto. La stessa “narrazione” prosegue prevedendo che, data la poca flessibilità del settore, la crisi durerà almeno fino al 2022.
Ma è veramente così, o anche qui è all’opera la speculazione? Alcuni fatti.
Microchip: una singola impresa, la TSMC di Taiwan, produce quasi il totale dei microchip avanzati che si usano nella produzione di automobili, cellulari, computer e molti altri articoli. In un’intervista a Time il 1° ottobre, il manager di TSMC, Mark Liu, ha rivelato che alcuni clienti stavano accaparrando i microchip: “Nel mezzo di quella che viene descritta come una scarsità mondiale di chip, ci siamo trovati a spedire più chip di quelli che venivano usati nei prodotti delle fabbriche, il che vuol dire che ‘c’è assolutamente gente che accumula chips chissà dove nella filiera’”. Liu non ha fatto nomi, ma tra i clienti di TSMC ci sono Apple, Intel, Qualcomm, AMD e Nvidia, riferisce Time (https://time.com/6102879/semiconductor-chip-shortage-tsmc/).
Che succede se qualcuno si accaparra parte della produzione di un’impresa che rifornisce il 90% del mercato globale dei chip?
Michele Carlet (a sinistra nella foto), manager di un’impresa italiana che produce sensori, schede elettroniche, microprocessori, dispositivi elettronici e alimentatori, riferisce che il prezzo dei componenti è salito da pochi centesimi a 8-10 dollari, quando si trovano. Carlet è “convinto che gli speculatori siano passati dai titoli di Stato alle materie prime. Guardate quanto costa l’alluminio dopo il colpo di Stato in Nuova Guinea.” I tempi di approvvigionamento vanno da 40 a 100 settimane. L’impresa di Carlet, che produce su licenza Apple, ha ordinato cripto-chip a marzo e non sa quando arriveranno (https://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2021/09/08/news/un-mese-di-attesa-per-avere-un-ricambio-i-microchip-da-7-cent-ora-costano-10-dollari-1.40681321).
Noli: in dodici mesi, il costo per spedire un container da 20 TEU dalla Cina agli USA è salito da 2 mila a 20 mila dollari, un aumento del 1000%. Secondo l’ISPI, non si possono escludere operazioni speculative “in un mercato che di fatto è controllato da un oligopolio”. Infatti, tre alleanze controllano tutto il mercato mondiale dei noli.
C’è anche un mercato spot dei noli, che permette ogni tipo di trucchi. Ecco che cosa dice l’Intercontinental Exchange (ICE):
“I future sui noli sono strettamente legati ai mercati del petrolio grezzo e raffinato e operano sia ad ovest che ad est del canale di Suez. I noli sono diventati un vero e proprio mercato dei derivati e il trading si svolge in base a punti su scala mondiale o dollari americani per tonnellata lungo una serie di rotte.
“La volatilità dei prezzi nei mercati globali dell’energia ha visto un aumento della partecipazione di trader, entità commerciali e banche nel mercato dei derivati sui noli, che offre ai clienti opportunità di copertura dei movimenti dei carichi. Offriamo anche accesso al mercato dei noli dei carichi secchi, che aiuta i partecipanti a coprire il rischio dei costi di movimentazione di merci come carbone, minerali ferrosi e acciaio nel mondo.”