Libero scambio, Glass-Steagall: i democratici si ribellano sempre di più a Obama

Come abbiamo riferito nelle ultime settimane, numerosi leader democratici sono sempre più critici verso la politica filo-Wall Street dell’amministrazione Obama. Guidati dal potenziale candidato presidenziale Martin O’Malley e dalla Senatrice Elizabeth Warren, che però continua a ripetere che non si candiderà alla presidenza, sollevano con insistenza il tema del crescente indebitamento delle banche “Too Big to Fail” (TBTF).

Infatti, sia O’Malley che la Warren hanno messo in guardia da un altro crac finanziario, peggiore di quello del 2008, ed hanno chiesto il ripristino della legge Glass-Steagall, ripetutamente rifiutata da Barack Obama.

La battaglia si è andata intensificando negli ultimi giorni, alimentata dal Presidente stesso, in preda ad una fuga in avanti maniaca e narcisistica per far approvare il trattato di libero scambio Trans-Pacific Partnership. Questo accordo di libero scambio, che esclude espressamente la Cina, è il corrispettivo americano di quello proposto tra EU e Stati Uniti (Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership, TTIP).

Obama preme per un’approvazione con una procedura d’urgenza (“Fast Track”), che limiterebbe il dibattito al Congresso vietando ai parlamentari di presentare emendamenti al trattato. Tuttavia, il testo dell’accordo è coperto dal segreto, il che impedisce ai congressisti di discuterlo, e rende difficile perfino leggerlo! O’Malley e la Sen. Warren, tra gli altri, si sono pronunciati con forza sia contro il Fast Track, che contro il TPP stesso, che la Warren ha definito la scorsa settimana “un accordo segreto”.

Questo è troppo per Obama, che ha accusato i suoi oppositori di essere “disonesti”. La Sen. Warren ed il Sen. Sherrod Brown, democratico dell’Ohio, gli hanno risposto per le rime in una lettera aperta datata 25 aprile, affermando che l’amministrazione Obama ha secretato il testo e “l’ha tenuto nascosto all’opinione pubblica, facendone un accordo segreto”. Mentre il pubblico viene tenuto all’oscuro, gli amministratori delegati “delle principali corporations americane ed i loro lobbisti hanno avuto non solo l’opportunità di leggerlo, ma anche di stabilirne i termini”. Quindi, al posto di un “serio dibattito politico”, il Congresso è stato “imbavagliato con regole di segretezza”.

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Il motivo della segretezza è che l’accordo distruggerebbe ciò che resta dell’industria negli Stati Uniti e ridurrebbe ulteriormente i salari. Le clausole segrete potrebbero annullare disposizioni finanziarie esistenti negli Stati Uniti, le leggi sul lavoro e la sanità, mentre i tribunali creati dal TPP (per la risoluzione di contenziosi tra investitori e Stato) consentirebbero alle banche ed alle multinazionali di sfidare le leggi ad ogni livello ed in ogni nazione firmataria, senza possibilità di appello ai tribunali nazionali.

È importante tuttavia che finalmente stia emergendo nel Partito Democratico una seria opposizione al fantoccio di Wall Street, Obama, e che lo stia attaccando per nome. Hillary Clinton, al contrario, si è rifiutata di prendere una posizione chiara sulla legge Glass-Steagall.