Leonardo da Vinci padre del Belcanto

Negli anni Novanta Liliana Gorini, presidente di MoviSol, scrisse un articolo dal titolo “Leonardo da Vinci padre del belcanto” che parlava del suo trattato De Vocie, sulla voce umana paragonata ad altri fenomeni fisici (la propagazione delle onde, della luce, “A le stesse leggi obbediscono le onde del suono, dell’acqua e della luce” scrisse il Da Vinci). L’articolo era accompagnato dalla foto della statua di Leonardo da Vinci che campeggia di fronte al Teatro alla Scala di Milano, giustamente (vedi foto).

Leonardo aveva studiato le corde vocali, e alcuni suoi disegni dimostrano che aveva studiato anche l’impostazione della voce umana, ad esempio la risonanza delle cinque vocali nella testa, alcune più basse, altre più “di testa” appunto, quindi capaci di facilitare il passaggio dal registro centrale a quello acuto, ed anche la risonanza nelle cavità sinoidali (quella che gli insegnanti di canto definiscono “la maschera”, o “cantare in maschera” sfruttando al massimo le risonanze naturali del corpo umano, senza bisogno di amplificazioni) (Si vedano a proposito le due immagini, tratte dal libro “Canto e Diapason” dello Schiller Institute, Carrara Edizioni). 

Impostare la voce, infatti, significa mettere in funzione simultaneamente tutte le casse di risonanza, il petto, la gola e la testa, ed in questo modo, come spiega Leonardo nel De Vocie, la voce può propagarsi, esattamente come si propagano le onde dell’acqua o la luce. Allora non esisteva il laser, ma negli anni Novanta l’economista e scienziato LaRouche riprese il concetto leonardesco paragonando il fenomeno straordinario della voce umana ben impostata grazie alla tecnica del belcanto a quello di un laser. Le scoperte di Leonardo sulle corde vocali e la voce umana scatenarono le ire dell’oligarchia, che anche allora, come oggi, promuoveva l’ignoranza (pensiamo oggi a Greta e i moderni flagellanti) e fece mettere in carcere Leonardo ricorrendo al pretesto che aveva studiato le corde vocali su dei cadaveri. Il suo trattato De Vocie fu fatto a pezzi, una parte andò a finire in Inghilterra, dove probabilmente fu fatta sparire, altri frammenti rimasero a Milano nel Codice Atlantico.

Come riferisce libreriamo.it, in un articolo su “Leonardo da Vinci, l’eccezionalità di un genio” pubblicato per il suo cinquecentenario, “A Roma Leonardo si vide escluso dalle grandi opere del tempo: i progetti per S. Pietro e la decorazione del Vaticano; gli fu portato via il trattato De vocie che aveva composto; ostacolato nelle sue ricerche di anatomia, continuò a occuparsi di studî matematici e scientifici. Nei suoi appunti si legge: ‘li Medici mi creorno e destrusseno’.

Ancor più esplicito è il libro di Edmondo Solmi Il trattato di Leonardo da Vinci sul linguaggio (De Vocie) dei primi del Novecento, che scrive: “nel 1514 Leonardo si trovava a Roma coinvolto nell’odio di un intrigante meccanico tedesco, Giovanni degli Specchi, che riuscì a scatenargli addosso una non lieve tempesta di sospetti e di accuse. Fu probabilmente in questa occasione che il De Vocie cadde fra le mani di Messer Battista dell’Acquila, il quale forse vi cercò per entro le prove dei sospetti e delle accuse, che circolavano misteriosamente sul conto del Vinci, quando si svisava ogni suo scritto e ogni sua parola. ‘Origliano’ aveva segnato il Maestro ‘ogni mio discorso per lo contrario’.
“Quali siano state le successive vicende del ms è ignoto: certo è, soltanto, che alcuni fogli sparsi che originariamente dovevan far parte di quello, oggi si trovano nella raccolta di Windsor, caoticamente mescolati con altri fogli, che con essi non hanno alcun rapporto, né di argomento, né di origine.”

“Suono è un movimento particolare della materia che si effettua con certa rapidità, in tempo determinato, e produce una sensazione, mercé il nostro organo dell’udito: ‘è movimento d’aria’, scrive in modo grossolano Leonardo ‘confucata in corpo denso o il corpo denso confucato nell’aria, che è il medesmo, la qual confucazion di denso con raro condensa il raro, e fassi resistente’. ‘Voce non sia sanza moto’.

“Ma dove è veramente moderno” prosegue io libro di Solmi “è dove concepisce che il suono fisicamente non sia che una vibrazione o una ondulazione dell’aria”.
‘Sì come la pietra gittata nell’acqua si fa centro e causa di vari circuli, el sono fatto nell’aria circularmente si sparge’.

‘Benché le voci, che penetrano quest’aria, si partino con circulari movimenti dalle lor cagioni, niente di meno i circuli mossi da diversi principi si scontrano insieme, sanza alcuno impedimento, e penetrano e passano l’uno nell’altro, mantenendosi sempre per centro le loro cagioni’.

“Il Vinci osserva benissimo che le onde sonore, a differenza di quelle luminose, si diffondono ordinariamente in tutti i sensi”.

‘L’orecchio riceve le spezie delle voci per linie rette e curve e rotte, e nessuna tortura po rompere il suo offizio’.

‘La voce è tutta per tutto, e tutta nella parte della parte, dove percuote’.

“Contro gli aristotelici, ‘am immateralitate ductum argumentum’, prosegue Solmi “il Vinci dimostra che il suono si propaga in tempo e non in istante”. ‘La voce non va sanza tempo’. Molto interessante questa polemica contro l’aristotelismo, riflessa nel fatto che nella Scuola d’Atene Raffaello dipinge Leonardo nei panni di Platone, contrapposto ad Aristotele (si veda a proposito l’articolo del dott. Magnani).

“Alla domanda, ‘se molte piccole voci giunte insieme fanno romore come una grande’ risponde giustamete ‘dico di no, imperò che se tollessi dieci mila voci di mosche, unite insieme, non si sentiranno tanto di lontano, quanto la voce d’uno omo, la quale voce dell’omo, spartita in 20 mila parti, nessuna d’esse parti si è equale alla grandezza della voce d’una mosca’.

Ringraziamo il dott. Riccardo Magnani per aver ritrovato, alla Biblioteca Braidense, il libro di Solmi che negli anni Novanta ispirò l’articolo di Liliana Gorini su “Leonardo padre del belcanto”, e ospitiamo quindi volentieri il suo recente articolo, ispirato dal De Vocie di Leonardo, dal titolo “LEONARDO DA VINCI e RAFFAELLO: due grandi artisti uniti da 500 anni in musica”, che pubblichiamo nel pdf che ci è stato inviato, corredato da numerose illustrazioni.

Leonardo, Raffaello e la Musica (PDF)