Le provocazioni britanniche rischiano di provocare una guerra nucleare

Mentre scriviamo questo annuncio, a mezzogiorno del 10 aprile sulla
costa atlantica americana, si accende l’allarme rosso a causa della
possibilità che scoppi la guerra generale nei prossimi giorni, a causa
delle provocazioni belliche operate dalle alte sfere dell’Impero
Britannico. Sfumato il tentativo di incolpare la Russia
dell’avvelenamento degli Skripal, quando l’esperto di armi chimiche del
laboratorio di Porton Down non ha confermato le accuse geopolitiche di
May e Johnson, affermando di non poter certificare che la sostanza usata
provenisse dalla Russia, sono stati messi in campo i Caschi Bianchi,
un’altra risorsa di Londra, ad affermare che le forze governative
siriane hanno usato armi chimiche a Ghouta. Questo sviluppo ha messo in agitazione il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, interessandolo ad azioni contro la
Siria, ma anche contro l’Iran e la Russia. Il tutto è stato confezionato
dai britannici, dai francesi e dai neoconservatori americani.

Il terzo sviluppo dell’operazione di destabilizzazione è stata
l’ispezione dell’ufficio dell’avvocato personale del Presidente
americano Trump, Michael Cohen, richiesta dal procuratore particolare
Robert Mueller per indagare intorno alla relazione sessuale avvenuta
anni or sono tra il Presidente e l’attrice pornografica Stormy Daniels.
Tali sospetti, ovviamente, non hanno relazione con le ipotizzate
collusioni con Putin per vincere le elezioni del 2016.

Il motivo è sempre lo stesso: le forze imperiali centrate nella City e i
loro alleati neoconservatori a Wall Street vogliono impedire a Trump di
mantenere le promesse elettorali di far cessare le guerre permanenti per il cambio di regime e di dare invece il via a buoni rapporti costruttivi con la Russia, oltreché con la Cina.

In una recente dichiarazione del LaRouche PAC si legge che l’ispezione è
un “tentativo spudorato di legare le mani a questo Presidente per
entrare in guerra, contro la quale è stato eletto”. Helga Zepp-LaRouche
ha commentato che “siamo seduti su una polveriera”. Ne parlerà anche questo giovedì, nella consueta videoconferenza sul sito newparadigm.schillerinstitute.com, alle ore 18.