La strage di Nizza: la Francia rompa ogni rapporto con l’Arabia Saudita

Ottantaquattro morti, oltre cento feriti, di cui diciannove in gravi condizioni, è il macabro bilancio dell’ultimo attacco terroristico alla Francia, alle 23:00, a conclusione dei festeggiamenti del 14 luglio coi fuochi d’artificio. L’autore dell’attentato, un franco-tunisino di 31 anni ha investito la folla con un camion, uccidendo il massimo numero di persone per un tragitto di 2 km lungo la Promenade des Anglais. Alla fine del percorso ha imbracciato un fucile di basso calibro per colpire altre vittime, prima di essere freddato dalla polizia.

L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS solo oggi, due giorni dopo, ma un breve esame dell’assalto rivela quali sono gli ambienti che hanno contribuito alla sua preparazione. Negli ultimi anni Nizza è diventata non soltanto un centro del jihadismo di Francia, ma anche un porto di reclutamento dei terroristi diretti in Siria per lavorare, in particolare, con il braccio siriano di Al-Qaeda, il Fronte al-Nuṣra. Al centro di questo lavorio c’è Omar Omsen, un cittadino franco-senegalese inizialmente attivo come gangster, quindi convertito al salafismo e in seguito divenuto uno dei principali reclutatori. Omsen ha fondato una brigata (katiba) di 50-80 francesi, quindici dei quali nizzardi, che sta operando in Siria contro il governo di Assad, in coordinamento con al-Nuṣra. Katiba è un termine usato da Al-Qaeda nel Maghreb islamico per indicare un’unità militare di base composta 30-100 uomini, simile in dimensioni a un battaglione o a una compagnia.

Nizza, tuttavia, ha anche connessioni con l’Arabia Saudita. Nell’aprile di quest’anno il sindaco Christian Estrosi, del partito di Sarkozy, denunciò il fatto che certe persone sotto sorveglianza da parte della polizia in ragione di una certa “radicalizzazione islamica” erano state autorizzate ad entrare in Francia in qualità di membri di una delegazione saudita, passando per l’aeroporto internazionale della sua città. In un’intervista ad RTL con Olivier Mazerolle, egli disse: “Lo scorso agosto, due persone inserite nel dossier S furono fatte entrare nel Paese senza alcun controllo… viaggiando in una delegazione dell’Arabia Saudita”. “Sì”, rispose alla domanda se la polizia fosse stata costretta ad assecondare l’operazione, “e so che alcuni di loro erano sconvolti, ne parlarono e ne subirono le conseguenze”.

Questo episodio è molto preoccupante, in una Francia che è stata in prima fila contro Assad, reclutando e addestrando cosiddetti “ribelli moderati”. Ed è altrettanto preoccupante sapere che con l’Arabia Saudita mantiene rapporti speciali, al punto di aver conferito al principe ereditario Mohammed bin Salman la Legione d’Onore. E’ preoccupante anche che il Ministro francese degli Esteri Laurent Fabius gioì il 14 dicembre 2012 per il fatto che “i ragazzi di al-Nuṣra stanno facendo un bel lavoro” contro Assad?

La realtà è che finché la Francia non rinnega i suoi “rapporti speciali” con l’Arabia Saudita, con il Qatar e la Turchia, il popolo francese continuerà a essere colpito dal terrore jihadista promosso da quei Paesi in Siria contro il Presidente siriano Baššār al-Assad.