Dopo decenni di guerre regionali, distruzione economica e sociale, il popolo serbo ora guarda con ottimismo sul futuro, grazie alle prospettive aperte dalla Nuova Via della Seta cinese. Se ne sono resi conto due delegati dello Schiller Institute durante il loro viaggio in Serbia dal 22 al 25 novembre. Il momento saliente della visita di Elke e Klaus Fimmen è stata una conferenza sulla “Nuova Via della Seta – una politica regionale e globale di sviluppo” tenuta nella seconda città serba di Novi Sad, e organizzata da un’associazione regionale di economisti (nella foto Elke Fimmen durante la conferenza).

Ci sono stati anche molti incontri con economisti, accademici e rappresentanti di associazioni che conoscono e apprezzano il lavoro dello Schiller Institute, in particolare sul Ponte Terrestre Eurasiatico. Un ex parlamentare ha commentato che, grazie alla Nuova Via della Seta, la Serbia può trarre benefici dalla sua posizione geografica e strategica, invece di diventare terreno della geopolitica.

Infatti la Serbia è diventata centrale nell’approccio cinese verso i Paesi dell’Europa Centrale e Orientale. Al recente vertice di questi sedici Paesi con la Cina e la Lettonia, questi due Paesi hanno siglato un accordo sui visti che entrerà in vigore in gennaio, e s’è pattuito che la Banca Nazionale della Cina aprirà una filiale in Serbia lo stesso mese. Molto importante è il fatto che siano stati definiti gli ultimi dettagli del piano per la ferrovia ad alta velocità Belgrado-Budapest, in modo che possa iniziare la costruzione della linea di 350 km, di cui 184 in Serbia, che ridurrà i tempi di viaggio tra le due capitali da 8 a 3 ore. Attualmente ci vogliono quasi due ore per andare in treno da Belgrado a Novi Sad.

Inoltre, il gruppo cinese Hesteel ha acquisito l’impianto siderurgico di Smederovo sul Danubio, che ha attualmente 3000 addetti, e lo modernizzerà anche in funzione dello sviluppo del porto fluviale nonostante i tentativi dell’UE di rinviare l’accordo. Inoltre, ci sono piani per sviluppare miniere di rame, argento e oro a Bor, in cui da 25 anni non erano stati fatti investimenti. La Cina rilancerà dunque progetti e settori rimasti fermi per decenni.

Questi investimenti sono molto necessari. Benché il PIL sia aumentato dal 2 al 3%, grazie agli sforzi di cooperazione tra Serbia e Cina, la produzione industriale è abissale, e il settore dei servizi è sproporzionato. La disoccupazione è arrivata al 16%, e il dato reale è ancora più alto. L’UE, con la sua politica di austerità e rifiuto di finanziare le infrastrutture, è considerata un ostacolo allo sviluppo, particolarmente alla luce delle riforme che pretende dalla Serbia per poter aderire all’UE.