Il sisma che ha colpito le province di Rieti e Ascoli Piceno, causando 294 vittime e 2500 sfollati, è un dramma e una denuncia delle politiche di bilancio dell’UE.

Se negli anni fossero stati fatti i necessari investimenti, oggi non ci sarebbero vittime da piangere. Ad Amatrice non tutti gli edifici sono crollati; quelli costruiti con criteri antisismici o messi in sicurezza sono rimasti in piedi. A Norcia, più o meno equidistante dall’epicentro, non è crollato alcun edificio e non ci sono state vittime, perché dopo il sisma del 1997 sono stati fatti gli investimenti necessari.

Un piano antisismico nazionale è all’ordine del giorno da decenni, ma un governo dopo l’altro non hanno fatto che promesse. Se vogliamo un colpevole, va ricercato nella politica di bilancio imposta all’Italia in maniera esasperata dopo il 1992, ma già adottata precedentemente in maniera progressiva. E’ stato calcolato che negli ultimi quarant’anni sono stati spesi 150 miliardi per la ricostruzione e solo un miliardo in prevenzione. Secondo Armando Zambrano, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ne basterebbero meno, cento miliardi, per mettere in sicurezza gli edifici nelle zone a rischio.

I tagli al bilancio hanno anche portato ad un’incredibile riduzione delle facoltà universitarie di geologia, indispensabili per una mappa del territorio. Da ventinove nel 2010, sono ridotte a otto oggi, a causa di una legge che impone di sciogliere tutte quelle con meno di quaranta docenti.

La ricerca sui precursori invece non ha subìto tagli, perché non è stata mai finanziata. Questo campo di ricerca è molto promettente. Anche se oggi non siamo ancora in grado di prevedere i terremoti, gli scienziati sono fiduciosi che un sistema multiparametrico potrà, nel futuro, permettere di prevederne con esattezza almeno alcuni tipi.

Ad esempio, già è possibile stabilire una correlazione tra l’emissione di gas Radon e gli eventi sismici. Giampaolo Giuliani ha rilevato un’emissione anomala di Radon circa venti giorni prima del terremoto, così come aveva fatto in precedenza del terremoto dell’Aquila. Allora egli fece l’errore di sbilanciarsi in una previsione, sbagliando l’epicentro. Se le autorità lo avessero ascoltato, avrebbero evacuato gli abitanti di Sulmona, trasferendoli forse proprio a. l’Aquila. Stavolta, Giuliani ha pubblicato i dati sulla pagina FB ma si è guardato bene dal fare una previsione. Tuttavia, le emissioni di Radon sono un parametro chiave, e la ricerca va incoraggiata nel quadro di un sistema che includa molti altri parametri, compresi quelli rilevabili dallo spazio.

Lo scienziato russo Sergej Pulinets ha pubblicato sul suo sito FB alcuni nuovi parametri, chiamati “correzione del potenziale chimico”, misurati dallo spazio, relativi al terremoto di Amatrice. Essi mostrano un picco undici giorni prima del sisma. Pulinets si ripromette di avere un quadro più completo da presentare all’assemblea della Commissione Sismologica Europea che si terrà il 4 settembre a Trieste.

Il prof. Pier Francesco Biagi dell’Università di Bari, un pioniere della ricerca italiana sui precursori, ha dovuto chiudere i tre rilevatori che aveva sul territorio nazionale per mancanza di fondi. Un quarto, chiuso in precedenza e mandato in Romania per lo stesso motivo, era situato ad Antrodoco, a trenta chilometri dall’epicentro del sisma.

Biagi chiede da tempo un centro di ricerca nazionale, ma i suoi appelli sono rimasti inascoltati. All’indomani del sisma dell’Aquila, il 20 agosto 2009, egli pubblicò una nota in cui svolgeva due considerazioni: sono in errore – egli scrisse – sia quei singoli ricercatori che propongono, a qualunque livello, previsioni sismiche, aveva aggiunto che sono altresì in errore quei ricercatori che sostengono che la previsione dei terremoti è impossibile.

“I risultati ottenuti negli ultimi vent’anni hanno rivelato che la previsione di un terremoto non è possibile in assoluto. Quando le ricerche in questo campo avranno definito meglio le tecniche e il grado di attendibilità una qualche previsione potrà essere fatta con successo anche se non ovunque e non sempre. In ogni caso dovrà essere definita un’Istituzione statale a questo preposta”.

La parola chiave è ancora “nazionale”. Per questo, l’Italia non deve chiedere a nessuno la “flessibilità” di varare un programma per la salvezza delle vite dei suoi cittadini, ma se la deve prendere in piena sovranità.