La felicità individuale non è possibile senza la felicità altrui

Un congresso internazionale riunente nella città di Hannover 440 scienziati di 32 nazioni, durato quasi tutta la scorsa settimana, ha esaminato la vita e l’eredità di Gottfried W. Leibniz, a 300 anni dalla morte (14 novembre 1716) e 370 dalla nascita (1 luglio 1646).

Al di là delle tante presentazioni accademiche su particolari aspetti della sua vita e delle sue opere, è stata chiara l’enfasi sul suo principale contributo al bene comune di tutta l’umanità, data da uno specialista di origine cinese, Wenchao Li, presso l’Università di Hannover, uno dei principali organizzatori del congresso.

“Per la nostra felicità, ovvero per la felicità altrui.. possiamo soltanto essere felici se altri sono ugualmente felici. Parliamo di esseri umani, di altre culture… del bene comune di tutti”, ha detto nel discorso di apertura.

Hartmut Rudolph, un altro ricercatore, ha sottolineato l’importanza del lavoro accademico di Leibniz: “Se considerate il tema di questo congresso, esso implica che anche nei suoi progetti accademici per le diverse nazioni, egli non vide benefici nel progresso che accade a discapito di altre nazioni, ma, nella sua tensione per l’armonia, egli fu convinto che vi sarà sempre un mutuo beneficio (per tutti)”.