La conferenza di Berlino sulla Libia: Mosca ha cambiato le regole del gioco

Il vero architetto della conferenza di Berlino sulla Libia il 19 gennaio è Putin, che ha dettato sia la lista dei partecipanti sia la politica adottata. Come ha dichiarato alla stampa il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: “È stato grazie alla nostra insistenza se gli organizzatori hanno rinunciato al piano originale di convocare un vertice senza le parti libiche e hanno invitato i leader libici… anche il numero dei partecipanti tra i vicini della Libia è stato accresciuto per nostra iniziativa”. Era importante, ha aggiunto, tenere conto dei loro interessi per garantire la sostenibilità di qualsiasi accordo.
Il documento finale di 55 punti, firmato da tutti i partecipanti stranieri, ha il potenziale per stabilizzare la Libia, ricostruendo l’unità del Paese sotto gli auspici dell’ONU e porre fine a tutte le interferenze dall’estero. Tuttavia si tratta solo di un fragile punto di partenza. Il prossimo passo sarà una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU come precondizione per attivare il processo politico.
Il documento finale chiede “la creazione di un Consiglio di Presidenza funzionante e la formazione di un governo libico unico, unificato, inclusivo ed efficace, approvato dalla Camera dei Rappresentanti. Poiché l’attuale governo di Tripoli, riconosciuto dall’ONU, non è stato riconosciuto dal Parlamento che si trova a Bengasi, questo passaggio suona come la campana a morto (politicamente) per il Premier Sarraj. Inoltre, il documento chiede “il ripristino del monopolio dello Stato sull’uso legittimo della forza” e la creazione di una “forza di sicurezza, di polizia e militare nazionale unitaria sotto l’autorità civile centrale, come dai colloqui del Cairo”.
Il documento è stato firmato da tutti i partecipanti stranieri, tra i quali il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il Presidente turco Recept Tayyip Erdogan, il Presidente francese Emmanuel Macron, il Premier britannico Boris Johnson, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Presidente egiziano Abdel El Sisi, il Segretario di Stato americano Michael Pompeo, il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres e i rappresentanti di Cina, EAU e Repubblica del Congo. Tuttavia, né il capo del governo di Tripoli Sarraj né il generale Haftar, che non si sono mai trovati nella stessa stanza, hanno sottoscritto il documento; sarà comunque loro difficile resistere alle pressioni di Ankara e Mosca. Essi per ora hanno accettato di partecipare alla commissione militare congiunta che dovrà accompagnare il cessate il fuoco e il processo di pace.
I due contendenti sono attesi a Mosca nei prossimi giorni. A differenza della Turchia, la Russia ha potuto parlare con entrambi, come pure col presidente del Parlamento Aqila Saleh Issa e col capo dell’Alto Consiglio di Stato Khalid al-Mishri.
Ora è importante coinvolgere la Cina nel processo, con la prospettiva di inserire la Libia nella dinamica della Belt and Road Initiative per assicurare concrete misure di ricostruzione e sviluppo. Nessun accordo di pace può reggere senza sviluppo.