La Commissione d’Inchiesta dello Schiller Institute indaga sui brogli alle elezioni americane

Il mantra dei principali media internazionali, secondo cui le accuse trumpiane di brogli elettorali sarebbero “infondate”, è in realtà parte della frode, ha sottolineato Harley Schlanger (foto), ex portavoce elettorale di Lyndon LaRouche, nel corso di un’audizione promossa il 28 novembre dallo Schiller Institute (SI). Un gruppo di giuristi da Stati Uniti, Messico, Repubblica Dominicana e Argentina, ha ascoltato le testimonianze, oltre che di Schlanger, di William Binney, un importante informatore ed ex direttore tecnico della NSA, del Col. Richard Black, ex capo della Sezione di Diritto Penale del Pentagono, del commissario elettorale del Tennessee Bennie Smith, del senatore della Pennsylvania Mario Scavello e della scrutatrice alle urne della Pennsylvania Leah Hoopes.
I media, ha spiegato Schlanger, hanno consacrato Joe Biden come Presidente eletto, prima ancora che fosse presentato uno dei numerosi e previsti ricorsi.
Una raffica di cause legali è stata ora avviata da avvocati che rappresentano il presidente Trump negli “stati in bilico”, cioè Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, Georgia, Nevada e Arizona, che sono fondamentali nel determinare l’esito del voto. In tutti questi Stati, i primi spogli, la sera delle elezioni, indicavano un enorme vantaggio per il Presidente Trump, prima che, intorno alla mezzanotte, venisse sospeso lo spoglio dei voti. Quando questo è ricominciato, tra le due e le quattro ore dopo, sono arrivate enormi quantità di voti per Biden e quasi nessuno per Trump. A Detroit, capitale del Michigan, ad esempio, sono comparsi improvvisamente 130.000 voti per Biden e zero per Trump. Secondo l’opinione degli esperti del gruppo di Bill Binney, un simile esito è un’impossibilità statistica e una prova di fatto di una frode elettronica. In Georgia, Wisconsin, Nevada e Arizona, il vantaggio di Biden è molto limitato e potrebbe essere ribaltato se i voti contestati dal team di Trump venissero rifiutati. Una vittoria in questi Stati darebbe a Trump i voti elettorali necessari per la rielezione.
Alla giuria sono stati presentati vari reperti, tra cui quelli contenuti in varie cause legali, e testimonianze oculari di irregolarità, nonché un dossier su Lord Malloch-Brown, presidente della holding della società di software per il conteggio dei voti Smartmatic. Il lord britannico, oltre ad essere un collega di lunga data del megaspeculatore George Soros e membro del Queen’s Privy Council, è da tempo allestitore di “Rivoluzioni colorate”, in cui i brogli elettorali svolgono un ruolo di primo piano. La Smartmatic, insieme a Dominion Voting Systems, ha usato, secondo gli investigatori, algoritmi che hanno spostato voti da Trump a Biden.

Le prove sono abbondanti, ma vengono censurate

Nel suo intervento, Harley Schlanger ha delineato il contesto dei brogli elettorali. Quando c’è un morto nel castello, non basta puntare il dito sul maggiordomo, ma occorrono indizi, un movente e la capacità di commettere il reato. Gli oppositori di Donald Trump avevano messo in atto una “congiura criminale da quattro anni”, cominciata col Russiagate. Avevano la possibilità di commettere i brogli, avendo bloccato un’iniziativa presidenziale nel 2017 che li avrebbe resi difficili e avevano anche il movente, in quanto rappresentano gli interessi finanziari dai quali la presidenza di Trump era considerata una minaccia esistenziale, nonché la capacità, attraverso il controllo del Partito Democratico, di gestire l’apparato elettorale nelle aree urbane degli stati in bilico.
Il democratico Bennie Smith, il senatore dello Stato Scavello e la scrutatrice Hoopes, che avevano partecipato alle udienze a Gettysburg, Pennsylvania, il 25 novembre, hanno gettato ulteriore luce sul modo in cui vengono commessi i brogli. Il Col. Richard Black ha descritto dettagliatamente i passi estremi che gli oppositori di Trump erano pronti a compiere, come evidenziato nell’ampia discussione da parte di ufficiali dell’esercito in congedo (tra cui l’ex Segretario della Difesa Gen. James Mattis e l’ex Segretario di Stato Gen. Colin Powell), sulla necessità di compiere un colpo di stato militare, qualora Trump non volesse lasciare l’incarico.
Il moderatore Jason Ross ha concluso l’evento dicendo: “Affinché [i cittadini] abbiano fiducia nel processo elettorale, possano fidarsi dell’esito di un’elezione ed accettarlo anche se non va come vogliono, occorre trasparenza. E abbiamo sentito, in così tanti modi, che quella trasparenza semplicemente non c’è stata, è stata resa impossibile e ciò ha creato il potenziale per i brogli”. Ross ha poi incoraggiato tutti a leggere i documenti per farsi un’idea personale, perché c’è una mole di prove che i media si guardano bene dal riportare. Questo materiale, così come l’audizione completa, è disponibile sul sito dello Schiller Institute all’indirizzo: https://schillerinstitute.com/blog/2020/11/28/international-investigative-commission-on-truth-in-elections/.