La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco dello scorso fine settimana non ha suscitato lo stesso clamore dello scorso anno, quando il vicepresidente americano JD Vance aveva rivolto dure critiche all’Europa, ma ha confermato che né i leader europei né l’amministrazione Trump sono pronti ad accettare il profondo cambiamento che sta avvenendo nel “non-Occidente” a favore di un diverso ordine mondiale. Al contrario, assistiamo al tentativo occidentale di riaffermare la “politica del potere” e una sfacciata enunciazione del principio della “forza che produce il diritto”. Per l’amministrazione Trump, ciò significa innanzitutto affermare un controllo quasi totale sull’ “emisfero occidentale”, mentre i leader europei si affrettano a riarmarsi e a passare a un’economia di guerra.
Forse l’aspetto più significativo del problema è che, mentre i vari leader esaltavano i propri “valori” e il proprio “sistema superiore”, non è stata pronunciata una sola parola sul “caso Epstein”, sulla depravazione morale e l’avidità finanziaria che permeano il sistema e le sue cosiddette élite.
Nonostante però la situazione strategica sia altamente instabile, la realtà ha comunque modo di affermarsi e questo potrebbe verificarsi in diversi punti caldi. Innanzitutto, ai colloqui indiretti tra Russia, Ucraina e Stati Uniti il 17 e 18 febbraio. I russi hanno accettato di spostare i negoziati da Abu Dhabi a Ginevra, come gesto di “buona volontà” nei confronti della Svizzera, anche se il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov (foto) ha tenuto a precisare che “non ci saranno europei” coinvolti nei colloqui. Secondo quanto riferito, una delle misure in discussione è la possibilità di introdurre, una volta raggiunto un accordo, una sorta di governance esterna in Ucraina sotto l’egida delle Nazioni Unite, ma i russi sono irremovibili sul fatto che truppe degli Stati membri della Coalizione dei Volenterosi o della NATO sono inaccettabili. Benché l’ultimo accordo rimasto sugli arsenali nucleari, il nuovo trattato START, sia scaduto il 5 febbraio, JD Vance ha dichiarato l’11 febbraio che la Russia e gli Stati Uniti stanno ancora negoziando la limitazione delle armi nucleari.
Inoltre, il 17 febbraio, si sono tenuti a Ginevra i colloqui tra Iran e Stati Uniti, con il ministro degli Esteri Araghchi a guidare i colloqui per l’Iran e Steve Witkoff e Jared Kushner per gli Stati Uniti. Nelle prime dichiarazioni di parte iraniana dopo i colloqui, le parti hanno concordato i “principii guida” per risolvere la disputa sul programma nucleare di Teheran. Il giorno prima, Araghchi aveva incontrato il capo dell’AIEA, Rafael Grossi, per discutere diversi aspetti tecnici del controverso programma di arricchimento dell’uranio del Paese. Al momento della stesura di questo articolo non erano disponibili ulteriori dettagli. Consapevole dell’importanza degli accordi commerciali per Donald Trump, la Repubblica Islamica sarebbe pronta a offrire alcuni incentivi se gli Stati Uniti si astenessero da attacchi militari. Secondo l’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars, il vicedirettore iraniano per la diplomazia economica Hamid Ghanbari ha affermato che i negoziati includeranno “interessi comuni nei settori petrolifero e del gas, settori congiunti, investimenti minerari e persino acquisti di aeromobili”. Tuttavia, gli iraniani non hanno dimenticato che gli ultimi attacchi aerei statunitensi contro l’Iran sono avvenuti proprio mentre erano in corso i negoziati in Oman. Gli iraniani sanno anche che Washington è riuscita a infiltrare nel paese circa seimila terminal di Starlink per uso da parte della protesta anti-governativa, come ha riferito il Wall Street Journal.
Il mondo attende anche di capire meglio come si muoverà il “Consiglio per la pace”, che terrà la sua prima riunione questa settimana, anche se Israele continua a bloccare gli aiuti umanitari a Gaza e ad accelerare le espulsioni di massa dalla Cisgiordania.
Tutto ciò sottolinea l’urgente necessità di apportare un cambiamento radicale nel mondo transatlantico, prima che sia troppo tardi, come verrà discusso alla Conferenza EIR del 2 marzo.