Il sonno della ragione: “T’illumino di meno”

Questa idiozia della giornata “M’illumino di meno” richiama alla mente la certezza di Albert Einstein a proposito dell’infinitezza della stupidità. Era più dubbioso sull’infinitezza dell’universo.

Orgogliose ma inconsapevoli della propria collaborazione con il regime del pensiero unico ecologista e maltusiano, alcune maestre stamattina hanno ridotto i proprii allievi a lavorare al lume di candela. Saranno contenti gli oculisti e i pedagogisti! Abbiamo saputo che le medesime maestre li hanno anche invitati a fare altrettanto a casa, coinvolgendo i genitori, e a portare a scuola una fotografia che comprovi l’accaduto. Guai a non tenere in cucina un ritratto del buon dittatore…

Vedendo i ceri accesi, ci siamo domandati per quale altra ragione si debba indottrinare i bambini a una nostalgia di tempi in cui il fumo delle candele, dei camini a legna e delle caldaie a carbone causava diffuse malattie respiratorie, mentre l’efficienza energetica in tutti i processi produttivi era assai più bassa di quella odierna.

Vogliamo davvero la sobrietà che ci propinò, tra gli altri, Mario Monti? Il cosiddetto rispetto per l’ambiente può tradursi in questa pagliacciata irrispettosa dei nostri figli, che forse sono rimasti i soli a voler crescere e capire il mondo in tutte le sue sfaccettature? Non ne possiamo più di tutto questo indottrinamento!

Quale scienza consente a tutti gli aderenti all’iniziativa, che vorrebbe istituire un’ennesima “Giornata del…”, di negare che solo il prorompente sviluppo dei metodi di produzione d’energia a partire dalla fonte più concentrata, l’atomo, permetterà una riduzione sostanziale del cosiddetto “uso delle risorse”, cioè consentirà il superamento dei “limiti dello sviluppo” migliorando il mondo?

La realtà è esattamente nel contrario: se Palazzo Chigi aderisce all’iniziativa significa che il Governo non ha alcuna intenzione di contribuire a risolvere la crisi economica in corso, poiché è il blocco tecnologico imposto da un’austerità quarantennale a impattare, come dicono gli ecologisti, sul pianeta.

Abbiamo bisogno di tirare fuori dai cassetti i progetti più ambiziosi, pensati nell’onda di ottimismo che precedette questa stagione di stagnazione intellettuale ed economica: treni a levitazione magnetica e altre infrastrutture, centrali atomiche a maggior efficienza e ricerca sulla fusione nucleare, missioni spaziali sulla Luna e su Marte, ecc.

La Repubblica ha bisogno di scienza. I maltusiani si ritirino nei boschi, se non vogliono partecipare al progresso.