Il Grande Reset delle banche centrali fa impallidire i complottisti

Il 10 dicembre la Banca Centrale Europea ha annunciato un’altra iniezione di cinquecento miliardi di euro nel sistema finanziario, aumentando il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program) da 1350 a 1850 miliardi, confermando gli altri programmi di acquisto e assicurando il rifinanziamento del debito già acquistato “finché sarà necessario”. L’annuncio ha spinto mille miliardi di obbligazioni in territorio di tassi negativi, portando il totale a ben 18 mila miliardi di dollari.
La politica di tassi negativi delle banche centrali è uno dei principali fattori del crollo del credito commerciale nel mondo, ha spiegato Paul Gallagher nella seconda sessione della conferenza dello Schiller Institute il 12 dicembre. Ciò non è casuale, bensì è voluto, ha affermato, perché le banche centrali sono artefici di un “complotto” chiamato “Great Reset” che mira ad eliminare del tutto le banche commerciali, introdurre una moneta di riserva mondiale digitale e impossessarsi della politica fiscale dei governi. Questo piano è stato discusso pubblicamente alla riunione annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole nel 2019 sotto la direzione di Mark Carney (foto), ex governatore della Bank of England e principale artefice del “Great Reset”, assieme a Charles Schwab e alla corona britannica.
Per meglio comprendere la questione, occorre partire da quello che era l’intento originale di Franklin Roosevelt per quello che divenne noto come il sistema di Bretton Woods, intenzione ripresa e sviluppata da Lyndon LaRouche nella proposta di alleanza delle quattro potenze (USA, Russia, Cina e India) per cancellare il debito impagabile dei derivati finanziari e ripristinare lo standard del credito produttivo per finanziare grandi progetti di sviluppo. Come esempio di progetti prioritari, Gallagher ha menzionato Transaqua, che avrebbe in Africa lo stesso effetto che ebbe la Tennessee Valley Authority negli Stati Uniti sotto Roosevelt.
È evidente che dal 2008 le banche centrali fanno del loro meglio per rendere impossibile tale soluzione, ha spiegato Gallagher. I salvataggi bancari e la politica di “stimolo” o Quantitative Easing non hanno “stimolato” alcuna attività produttiva, i tassi negativi hanno scoraggiato il credito e ora si punta ad una valuta digitale globale per finanziare la cosiddetta “transizione verde”, che vuole mettere al bando i combustibili fossili. Gli effetti di tale politica su un paese come il Sud Africa, ad esempio, la cui elettricità è quasi completamente prodotta da centrali a carbone, sarebbe micidiale.
Dopo Gallagher, l’economista francese Marc-Gabriel Draghi ha discusso il tema della “cancellazione ordinata del debito”, notando che il debito pubblico totale ha raggiunto la quota del 332% del PIL, ma di quel debito, ben 277 mila miliardi sono illegali. Perché? Perché il debito danneggia la popolazione e il rapporto debitore-creditore è ingiusto.
Draghi ha passato in rassegna esempi della storia moderna in cui è stato cancellato il debito di una nazione per motivi legittimi: tra questi, negli Stati Uniti nel 1830, in seguito sotto Lincoln e in Venezuela in nome della famosa “Dottrina Drago” che giustificava il divieto per le potenze europee di esigere il ripagamento del debito con la forza. Draghi ha citato anche altri esempi, proponendo che in ogni nazione, specialmente in Africa e Sud America, si stabiliscano delle Commissioni d’inchiesta per esaminare e giudicare le condizioni in cui sia stato creato il debito e da chi.