Il fiasco dell’UE sui vaccini spinge i governi nazionali a rivolgersi alla Russia

Ci sono molti motivi di contenzioso tra i governi dei paesi membri e la Commissione Europea, ma il clamoroso fallimento di quest’ultima nell’organizzare una campagna di vaccinazione anti-Covid funzionante ha finalmente costretto molti a fare da soli ed ordinare i vaccini per i loro cittadini senza aspettare Bruxelles.
Così la Slovacchia ha autorizzato autonomamente l’uso del vaccino russo Sputnik V, senza aspettare l’autorizzazione dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). Il 1° marzo è stata fatta una prima consegna di 200.000 dosi. Secondo il Russian Direct Investment Fund (RDIF, il fondo sovrano responsabile della promozione internazionale del vaccino), la Repubblica Slovacca è diventata “il 39° paese al mondo e il secondo stato dell’Unione Europea ad approvare l’uso del vaccino Sputnik V.”
Il primo stato dell’UE è stato l’Ungheria, che, primo stato dell’UE, il 26 febbraio ha ricevuto anche la prima consegna di un vaccino sviluppato dalla cinese Sinopharm. Gli ungheresi hanno così aperto la strada per “rompere le regole”, secondo le quali tutti i vaccini devono essere autorizzati dall’EMA e procurati attraverso il sistema centralizzato. Il governo di Budapest ha ordinato dosi dei vaccini BioNTech/Pfizer, AstraZeneca e Moderna attraverso l’UE, ma, come ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orban, “se non avessimo i vaccini russi e cinesi, saremmo in grossi guai”.
La Repubblica Ceca, in cui la pandemia è particolarmente critica, ha richiesto dosi di Sputnik V, e l’Italia sta esercitando pressione sull’EMA per accelerare l’approvazione del vaccino russo. L’8 marzo, il RDIF ha firmato un accordo con la svizzera Adienne Pharma & Biotech per produrre il vaccino Sputnik V nei due stabilimenti che l’azienda ha in Italia, forse a partire da giugno.
Ci sono state molte critiche allo Sputnik V nelle prime fasi in Europa, in gran parte dovute a considerazioni politiche. Ma le critiche sono lentamente rientrate quando, all’inizio di febbraio, la rivista medica britannica The Lancet ha pubblicato un articolo mostrando che i test su larga scala hanno dimostrato che il vaccino russo è sicuro e ha un tasso di efficacia di oltre il 91%.
Altri due paesi membri dell’UE, Danimarca e Austria, hanno stretto un’alleanza con Israele per la produzione di vaccini di futura generazione. Il presidente finlandese Sauli Niinistö, dal canto suo, ha fortemente criticato l’EMA il 7 marzo per “il ritardo” nell’approvazione del vaccino di AstraZeneca prima e di Johnson & Johnson poi. Ha lasciato aperta la questione se la Finlandia ordinerà le dosi di Sputnik V senza aspettare il via libera dell’EMA.
C’è ancora una domanda urgente di vaccini nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa e in America Latina. Mentre l’UE sta ancora litigando sulla donazione di una misera quantità di vaccini al COVAX, il programma internazionale gestito dall’OMS, la Cina ha finora esportato dosi in 35 paesi, secondo quanto ha dichiarato Wang Yi il 7 marzo, il quale ha anche annunciato un massiccio aumento delle capacità di produzione, per raggiungere un obiettivo di 3,5 miliardi di dosi di vaccino prodotte nel 2021 (2 miliardi di dosi/anno di capacità da Sinovac Biotech, 500 milioni CansinoBIO, e 1 miliardo Sinopharm).