“Farm to Fork” UE: incertezza nei rifornimenti di cibo, meno agricoltori

Il 20 maggio la Commissione Europea ha annunciato la sua radicale strategia ambientalista “Farm to Fork” (F2F), per la quale si prevede di spendere 100 miliardi di euro entro il 2027. La strategia, che mira a ottenere un settore agricolo in gran parte “neutro dal punto di vista delle emissioni” in Europa entro il 2030, è una componente chiave del “Green Deal” della Commissione, che viene ora propagandato all’opinione pubblica europea nell’ambito del piano di “ripresa” dalla pandemia. La sua approvazione è prevista in occasione del vertice conclusivo del semestre dell’UE del 18 giugno.
Esso comprende i seguenti obiettivi: Riduzione del 50% dell’uso di pesticidi; almeno il 20% in meno di fertilizzanti utilizzati in agricoltura; riduzione del 50% delle vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali da allevamento e l’acquacoltura; 25% dei terreni agricoli da destinare all'”agricoltura biologica” (tre volte di più di adesso). Nel complesso, il piano è volto a promuovere nuovi modelli di business “ecologici” per coinvolgere tutti gli attori della catena alimentare. Oltre a tutto ciò, allo stato attuale dei piani della Commissione, il bilancio per la Politica Agricola Comune sarà ridotto del 10% rispetto al livello attuale.
La strategia F2F ha incontrato una certa resistenza nel Parlamento europeo. A un primo tentativo da parte della Commissione sull’Ambiente di far approvare il piano della Commissione è stato posto il veto dalla Commissione sull’Agricoltura (AGRI) all’inizio di questo mese. Il 6 maggio scorso quattro membri tedeschi della commissione, tra cui uno del Partito dei Verdi, avevano rilasciato alla stampa un comunicato congiunto per sollecitare il rinvio della decisione per almeno un anno, sostenendo che le conseguenze per gli agricoltori non erano ancora state discusse in dettaglio, rendendo inaccettabile il calendario.
Detto questo, la strategia F2F è un’enorme provocazione per gli agricoltori, decine di migliaia dei quali sono scesi in strada all’inizio di quest’anno in molti paesi dell’UE, in sella al trattore, per protestare contro il deliberato smantellamento del settore agricolo da parte della Commissione. Mentre tutte le manifestazioni sono state poi vietate a causa del lockdown dovuto alla pandemia, ciò non ha impedito alla rabbia di crescere.
In Germania le proteste sono già iniziate dopo la presentazione il 27 maggio del “Rapporto sulla natura” da parte del Ministro dell’Ambiente Svenja Schulze, che è pienamente in linea con il piano della Commissione. Il giorno successivo, circa 250 trattori sono calati su Bonn dal Nordreno Vestfalia (NRW) con striscioni come “Quando è troppo è troppo, signora Schulze!” Una manifestazione di protesta ancora più grande si è tenuta a Münster, nel nord del NRW, con la partecipazione di mille agricoltori. Le azioni di protesta si sono svolte anche a Berlino, Würzburg, Lubecca, Wiesbaden e in molte altre città.