Elezioni in Ucraina: allontanandosi dal disastro

L’attore e comico Volodymyr Zelensky ha stravinto il ballottaggio del 21 aprile sul Presidente ucraino uscente Petro Poroshenko, ottendo quasi tre quarti (73.22%) dei voti, con un’affluenza alle urne del 62%. Il divario tra i due sarebbe stato ancor maggiore se non fossero stati esclusi dagli 8 ai 10 milioni di elettori. Gli elettori delle province più a Oriente, Lugansk e Donetsk, non hanno potuto votare perché risiedono in aree che hanno dichiarato la loro indipendenza dopo il golpe del febbraio 2014 a Kiev, o perché sono profughi da aree di guerra che vivono altrove in Ucraina. Almeno 2,5 milioni di ucraini si sono trasferiti in Russia dopo la guerra civile nel Donbass, ma il regime di Kiev non ha offerto nemmeno un seggio elettorale al consolato. Per gli oltre 1,2 milioni di emigrati ucraini in Polonia sono stati aperti solo pochissimi seggi elettorali. Al Partito Comunista non è stato consentito di presentare un candidato; anche Natalia Vitrenko (foto), leader del Partito Socialista Progressista Ucraino, due volte candidata alle presidenziali (11% dei voti raccolti nel 1999), è stata bandita dalle elezioni con l’ostruzionismo illegale del Ministero della Giustizia, che ha impedito la registrazione ufficiale del PSPU.

Ciononostante, le elezioni sono state un rifiuto sonante delle “riforme” economiche attuate da Poroshenko nei cinque anni del suo mandato per adeguarsi alle condizioni di austerità del Fondo Monetario Internazionale. Il reddito delle famiglie aveva raggiunto un picco nel 2013, e dal golpe a Kiev è crollato del 22%. L’Ucraina è oggi il Paese più povero d’Europa!

Il risultato rappresenta anche un rifiuto della guerra nel Donbass in cui sono morte 13.000 persone. Zelensky ha promesso di riavviare un tentativo di attuare gli accordi di Minsk II del 2015 tra Russia, Ucraina e i leader insorgenti del Donbass, accordi parallelamente sostenuti da Francia e Germania. Ha promesso di aprire un dialogo con la popolazione del Donbass e portare aiuti umanitari; a parte i frequenti bombardamenti dell’esercito ucraino nelle aree residenziali, vi sono molti cittadini del Donbass che sono rimasti senza servizi essenziali, poiché anziani.

Alcuni commentatori occidentali, avvezzi a usare l’Ucraina come uno strumento per provocare militarmente la Russia, si sono uniti a Poroshenko nel definitre Zelensky “filorusso” o sulla busta paga dell’ex governatore di Dnepropetrovsk Igor Kolomoysky. Altri lo dipingono come un peso piuma poiché è un comico. La società di produzione televisiva per cui lavorava, Kvartal 95, si è distinta in numerosi concorsi di comicità che si chiamano KVN (Club delle Persone Allegre e Inventive), caratterizzati da battute sagaci in politica.

In una videodichiarazione precedente le elezioni, Natalia Vitrenko ammonì che l’Ucraina non sarebbe sopravvissuta a una vittoria di Poroshenko e invitò gli elettori a votare per Zelensky, augurandosi che il candidato si attenesse al principio da cui ha preso il nome il suo partito, “servitore del popolo”. Dopo le elezioni, Vitrenko si è offerta di aiutare, in qualità di economista, il nuovo Presidente, stilando alcune proposte politiche alternative a quelle del Fondo Monetario Internazionale, per mettere fine al saccheggio delle risorse ucraine a favore dei conti bancari offshore dei proprietari di industrie privatizzate e per generare credito in Ucraina con una riforma bancaria che includa la separazione tra banche ordinarie e banche d’affari, sul modello della legge Glass-Steagall.

Dato che la politica del nuovo Presidente non è ancora stata annunciata, vi sarà una battaglia per influenzarlo. E sarà difficile che Zelensky possa fare qualcosa in tempi brevi, in quanto la Suprema Rada (il Parlamento) è dominata dai nazionalisti radicali eletti nel 2014. Il Presidente del Parlamento Andrij Parubij, comandante delle sommosse di piazza coinvolto nelle sparatorie dei cecchini del 20 febbraio 2014, ha fatto in modo che il 25 aprile venisse approvata una nuova legge di estensione del divieto di uso di altre lingue differenti dall’ucraino (e cioè almeno russo, ungherese e rumeno) a molte più località rispetto al passato. Il Parlamento ha diritto di approvazione o veto anche sulle nomine di alcuni ministri chiave e non può essere sciolto dal nuovo Presidente fino alla sua inaugurazione, data che viene fissata dalla Rada e in nessun caso nei sei mesi che precedono le elezioni politiche del 27 novembre.