Dovremmo modernizzare il nostro pensiero, non le armi nucleari

Jonathan Marshall, un ricercatore indipendente della California che spesso scrive su Consortium News, ha scritto il 23 gennaio 2016 che “un rischio assai maggior per la sicurezza globale” rispetto a quanto sta facendo la Russia, “è il cosiddetto programma di ‘modernizzazione’ nucleare voluto dall’amministrazione di Obama, e che il Pentagono promuove tanto incessantemente quanto i leader americani demonizzano la Russia come massimo pericolo per gli Stati Uniti e i loro alleati”.

Come hanno fatto altri, egli indica non soltanto i costi previsti per i nuovi programmi di Obama, ma anche il pericolo nel creare armi che possano essere utilizzate con maggiore facilità.

“Un elemento comune ma sottaciuto di questi programmi di ‘modernizzazione’ è la capacità di rendere ‘l’uso offensivo dell’atomo’ non meno, ma più concepibile, proprio aumentando la flessibilità di queste armi e, in alcuni casi, riducendone la resa in modo da assimilarle a grandissime armi convenzionali e non più riconoscibili come “nucleari sì o no dei tempi passati” (il riferimento esatto è all’arma B61-12 e al nuovo missile cruise).

Stando a Marshall, questo cambiamento crea il rischio non di una guerra nucleare pianificata, ma di “uno scambio nucleare non pianificato, innescato da un falso allarme in un’atmosfera di mutua paranoia”, poiché sia gli Stati Uniti sia la Russia hanno centinaia di armi nucleari, pronte nella modalità di “lancio su allarme”.

Marshall conclude che la politica delle armi nucleari americana dovrebbe essere concentrata sulla riduzione del rischio di un conflitto atomico, piuttosto che sulla sviluppo di nuove tecnologie che rendono più probabile l’esplosione di un conflitto. “Il nostro massimo compito di sicurezza è la modernizzazione del nostro pensiero in fatto di armi nucleari, non la nostra tecnologia delle armi nucleari”.