Così LaRouche previde il crac del 1987

Trent’anni fa, il 19 ottobre 1987, si ebbe il più grosso crollo azionario a Wall Street. In quel “lunedì nero” il Dow Jones registrò un crollo spettacolare del 22,6% e vi fu il panico nelle vendite. Sono stati pubblicati molti articoli nel trentennale di quel crollo, ma quasi nessuno ha risposto correttamente alla domanda sollevata da tutti: “Può accadere di nuovo?”.

La risposta a questa domanda sta nella previsione fatta da Lyndon LaRouche (nella foto, con Reagan) e dall’EIR cinque mesi prima, che potete leggere qui: http://www.larouchepub.com/eiw/public/1987/eirv14n23-19870605/eirv14n23-19870605_006-global_financial_crisis_predicte-lar.pdf.

“Se in ottobre, o più tardi, ci sarà il grande crac finanziario del 1987, dipenderà da ciò che faranno i principali governi al vertice monetario internazionale che si tiene a Venezia il 12 giugno”, scrisse LaRouche il 26 maggio 1987. Se quel vertice deciderà di attenersi all’attuale politica monetaria ed economica, ammonì, “un crac in ottobre non sarà una certezza assoluta, ma sarà quanto meno una buona probabilità”.

LaRouche non fece una previsione da sfera di cristallo, del tipo “ci sarà un crac in borsa”, ma previde il collasso del sistema finanziario, di cui fa parte il mercato azionario. “Una ‘mafia della crescita economica zero’ all’interno delle burocrazie del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che agisce col sostegno del governo americano, ha fatto crollare l’economia interna e il commercio mondiale sia dei Paesi in via di sviluppo sia dei Paesi industrializzati, accumulando posizioni debitorie sia nei Paesi in via di sviluppo sia in quelli industrializzati. Abbiamo aumentato i debiti delle nazioni, distruggendone al contempo i mezzi per pagare quei debiti”.

Suona familiare? La stessa politica, che continuò a essere applicata dopo il 1987 per prolungare la vita del sistema finanziario, condusse poi alla crisi finanziaria globale del 2007 e ha creato le condizioni per un secondo collasso sistemico ancora più grande, che a questo punto è imminente. Nel 1987 la reazione a catena di bancarotte e collassi sistemici fu impedita con l’introduzione su larga scala dei derivati finanziari da parte di Alan Greenspan. Nel 2007, il sistema è crollato di nuovo, non nella forma di un crollo di un giorno a Wall Street, ma come implosione della bolla dei mutui subprime, che provocò un crac in borsa continuo per settimane e mesi. Quando stava per scattare la reazione a catena, il sistema fu salvato dal massiccio intervento dei governi e delle banche centrali, che pomparono fino a 29 mila miliardi di dollari nel sistema.

Questa espansione monetaria senza precedenti ha gonfiato la bolla del debito, le cui dimensioni sono oggi molto superiori a quella del 2007. Quindi, la risposta alla domanda se il crac del 1987 possa verificarsi di nuovo è: sì, il sistema esploderà, e il mercato azionario è solo una delle tante potenziali cause scatenanti.