COP26: dall’élite finanziaria ai reali britannici, cresce il panico

Negli ultimi due anni è stata presentata come l’ultima possibilità in assoluto di “salvare il pianeta” e prevenire un’apocalisse, ma ora, a meno di due settimane dall’apertura della Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP26) a Glasgow, le élite occidentali temono che il ben pianificato conclave possa rivelarsi un colossale flop. Infatti, i loro piani per accelerare l’attuazione dei “Green Deal” e l’azzeramento netto delle emissioni di carbonio si sono scontrati con la realtà della crisi energetica mondiale, unita all’ovvio fallimento delle energie rinnovabili e ad un allarmante tasso di inflazione.
L’establishment finanziario di Davos, che conta sul “Grande Reset” per creare una nuova enorme bolla speculativa con cui salvare il sistema bancario, è sconvolto, come dimostrano i frenetici interventi di Mark Carney (foto). E il portavoce della City di Londra, The Economist, ha avvertito il 16 ottobre che “Il primo grande shock energetico dell’era verde” potrebbe essere in grado di affondare l’obiettivo delle cosiddette “fonti di energia pulita”.
Si è mobilitata anche la famiglia reale britannica che, insieme alla City di Londra, dagli anni ’90 è la forza trainante delle conferenze sul cambiamento climatico. L’11 ottobre, il principe Carlo si è lamentato amaramente con la BBC del fatto che molti Paesi “parlano soltanto, e il problema è quello di ottenere l’azione sul terreno, cosa che cerco di fare da quarant’anni”. Suo figlio, il principe William, in perfetto imbecillismo gretino, ha spiegato alla stessa BBC, il 14 ottobre, che il mondo ha bisogno di investire in sforzi ambientali, piuttosto che sprecare tempo e denaro nell’esplorazione dello spazio. E ora, anche la regina Elisabetta ha fatto sentire la sua voce, consentendo di essere ripresa da un microfono mentre diceva: “Mi hanno detto della COP. Non sappiamo ancora chi verrà, non ne abbiamo idea. Sappiamo solo di persone che non verranno ed è davvero irritante quando ‘parlano’, ma non ‘fanno'”.
La regina aveva probabilmente in mente il presidente cinese Xi Jinping, che ha annunciato che non si recherà a Glasgow. Il presidente russo Putin non si è ancora impegnato in un senso o nell’altro, ma ha criticato duramente la corsa alle energie rinnovabili. Altri grandi Paesi hanno chiarito che non rinunceranno all’uso del carbone, tra cui l’Australia, il primo produttore mondiale, e la Cina, il primo consumatore mondiale, così come l’India e il Vietnam. Molte altre nazioni in via di sviluppo si rifiutano di rinunciare al poco sviluppo economico che possono permettersi per ridurre le emissioni globali di CO2 che vengono prodotte in modo preponderante in una manciata di paesi industrializzati. Il presidente Biden parteciperà, ma non è chiaro quanto seriamente possano essere prese le sue promesse, vista la lotta in corso a Washington.
Al di là della questione delle emissioni di CO2, ciò che è veramente in gioco nel “cambiamento climatico” e nell'”agenda verde” promossa dall’oligarchia internazionale è stato sottolineato nella recente dichiarazione rilasciata da Helga Zepp-LaRouche e Guus Berkhout di CLINTEL, che abbiamo pubblicato per intero la scorsa settimana (vedi sotto).