“Pianista italiano suona ad un’accordatura più bassa in un concerto a Pechino”. Così titolava il quotidiano cinese China Daily il 9 maggio scorso, parlando del concerto eseguito alla UCAS University di Pechino dal pianista Sebastiano Brusco, fautore del La=432 Hz (ha appena pubblicato due CD di sonate di Mozart in questa accordatura). Ripetendo l’esperimento compiuto per la prima volta dal baritono Piero Cappuccilli nel 1988, durante la prima conferenza dello Schiller Institute sul “diapason scientifico” alla Casa Verdi, Brusco ha eseguito alcuni esempi di Mozart, Schubert e Chopin su due pianoforti, il primo accordato al La=440 e l’altro al La=432 per far notare al pubblico la differenza tra le due accordature. Ha quindi accompagnato il tenore cinese Zhang Minghiu in alcune canzoni italiane. Come riferisce il pianista,”La dimostrazione ha avuto sul pubblico l’effetto voluto, ovvero di incuriosire il pubblico e far notare la differenza che c’è tra le due diverse tensioni dell’accordatura, e soprattutto l’effetto che ha sulla musica e l’ascolto, ma anche l’esecuzione.”

Come scrive il China Daily “Il concerto faceva parte del festival “Suoni della primavera” dell’università. “Ci proponevamo di unire arte e scienza usando due piani accordati a due frequenze diverse, e presentando la storia di ciascun pezzo musicale, oltre a rispondere alle domande degli studenti” spiega Zhang. Pur concentrandosi su un’istruzione scientifica, l’università pone enfasi sull’avvicinare scienza ed arte, concetto promosso dal fisico ed ex docente universitario Tsung-dao Lee.”

Zhu Wei, direttore esecutivo e docente del Tsungdao Lee Science and Art Center all’interno dell’universita, spiega che “il concerto illustra l’uso della scienza nell’arte, La scienza può servire l’arte e costituire uno standard più alto nell’esecuzione. Dimostra anche come scienza ed arte siano profondamente legati”. Il legame tra arte e scienza fu alla base dell’iniziativa di Giuseppe Verdi per il ritorno al diapason scientifico nel 1884, che si rifaceva agli studi del fisico francese Sauveur. Nella sua famosa lettera del 1884 Verdi scrisse: “Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome La a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un Si bemolle a Roma?”.