Con Giavazzi consigliere Draghi torna alla politica del Britannia

di Liliana Gorini, presidente di MoviSol

Se qualcuno ancora si illudeva che, di fronte all’emergenza sanitaria ed economica, Draghi avesse cambiato impostazione e si fosse finalmente deciso a promuovere investimenti nell’economia reale e nella sanità, la sua decisione di nominare Francesco Giavazzi a suo consigliere economico a Palazzo Chigi fa svanire ogni illusione residua su questo governo. E purtroppo conferma i timori da me espressi nella mia dichiarazione del 29 gennaio: questo è il governo del Britannia, delle privatizzazioni, del liberismo sfrenato, dei tagli al bilancio, e della chiusura delle imprese nel nome della “transizione ecologica”. Altro che investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nelle scuole, nei vaccini: la priorità di questo governo, ed il motivo per cui è stato insediato col beneplacito di Christine Lagarde ed Ursula von der Leyen, è la “distruzione creativa” prevista dall’ultimo rapporto del Gruppo dei Trenta (ex banchieri centrali) di cui Draghi fa parte, ed il “Grande Reset”, ovvero la chiusura di quel che resta dell’industria e dell’agricoltura in Italia, per favorire la nuova bolla speculativa verde definita da Mark Carney, ex governatore della Banca d’Inghilterra, “il nuovo oro”.
Giavazzi a Palazzo Chigi è il garante di questa folla politica liberista, la stessa folle politica liberista, di tagli al bilancio, che ha provocato la crisi sanitaria ed economica a cui Draghi dovrebbe rimediare.
Ma quali sono le credenziali di Giavazzi come consigliere economico di questo governo? Il 4 agosto 2007, quando stava per scoppiare la bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti, scrisse sul Corriere della Sera «La crisi del mercato ipotecario americano è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Nel mondo l’economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda».
Una tesi molto simile fu avanzata da Renato Brunetta, suo collega liberista sfrenato, e purtroppo anche al governo, ad una conferenza a Longarone nel 2008 in cui fui invitata come relatrice di MoviSol a parlare delle proposte dell’economista americano Lyndon LaRouche per porre fine al crac finanziario creando un sistema creditizio, nella tradizione di Alexander Hamilton, e mettendo fine alla bolla speculativa, proposte in seguito sfociate nelle 4 leggi di LaRouche, prima tra tutte il ripristino della legge Glass-Steagall.
Brunetta diede a me e LaRouche dei comunisti per aver parlato di crisi economica negli Stati Uniti e sostenne “non c’è nessuna crisi finanziaria negli Stati Uniti, dobbiamo solo aspettare che arrivi la ripresa economica americana”. Stiamo ancora aspettando.
Pur essendo stati smentiti dai fatti più volte, pur avendo provocato il disastro in cui versiamo con le loro liberalizzazioni, i fautori del liberismo sfrenato, delle privatizzazioni e della speculazione finanziaria continuano a dettare legge in questo paese, ed a quanto pare anche in questo governo. La politica del governo Draghi è la politica del Britannia.
L’alternativa, allora come ora, è invece la politica di investimenti produttivi da parte dello Stato promossa da Roosevelt e dal compianto economista americano Lyndon LaRouche, a cui si ispira il nostro movimento.